La busta paga non può diminuire quando il lavoratore va in ferie
La busta paga non può diminuire quando il lavoratore va in ferie. È questo il principio al centro della sentenza n. 1373 dell’11 settembre 2026 del Tribunale di Salerno. Il giudice

affronta una questione che interessa molti lavoratori dipendenti: durante le ferie, oltre allo stipendio base, quali indennità devono essere pagate? La risposta è importante soprattutto per chi lavora di notte, fa i turni, è reperibile oppure svolge mansioni che comportano particolari disagi.
Il principio è semplice: se una voce della retribuzione è legata in modo stabile al lavoro svolto e rappresenta una parte significativa dello stipendio, non può essere esclusa dalla retribuzione delle ferie. Immaginiamo una lavoratrice che presta la sua opera in uno stabilimento industriale e lavora regolarmente su turni, anche notturni. La sua busta paga è composta da: 1.680 euro lordi di stipendio base; 230 euro lordi di indennità per il lavoro notturno, percepiti abitualmente. In un mese normale, il totale è di 1.910 euro lordi. Quando prende due settimane di ferie, però, si accorge che l’indennità notturna è stata ridotta. Il problema è evidente: se quella somma rappresenta una parte abituale del suo stipendio, la sua assenza può incidere concretamente sul reddito mensile. Secondo il Tribunale di Salerno, la retribuzione durante le ferie non deve limitarsi allo stipendio base. Può comprendere anche le somme collegate alle mansioni svolte e al ruolo professionale ricoperto, purché ricorrano determinate condizioni. Le ferie devono permettere al lavoratore di riposarsi senza subire una perdita economica tale da scoraggiarlo dal prenderle.
Quali indennità vanno pagate anche durante le ferie? La sentenza prende in considerazione due grandi categorie di voci retributive.1) La prima riguarda le indennità legate alle mansioni e alle loro difficoltà. Pensiamo a chi lavora regolarmente di notte, effettua turni particolari o svolge attività che comportano disagi specifici. Se queste condizioni vengono compensate con una somma in denaro che fa parte della retribuzione complessiva, l'indennità può dover essere considerata anche durante le ferie. La seconda riguarda le somme legate al ruolo o alla posizione professionale del dipendente. Un esempio è l'indennità riconosciuta a un capoturno. Non si tratta necessariamente di un pagamento legato a una singola notte o a un particolare turno, ma di una somma collegata al ruolo ricoperto. Anche questa voce può rientrare nella retribuzione feriale. Attenzione, però: questo non significa che ogni premio, straordinario o indennità debba essere sempre pagato nello stesso importo anche durante le ferie. Bisogna valutare la natura della voce retributiva e le modalità con cui viene riconosciuta.
Il punto decisivo: il «disagio» del lavoratore. Nella sentenza compare una parola particolare: «disagio», spiegata dal giudice nel suo significato più concreto, quello di «dare incomodo». Tradotto nella vita quotidiana, significa affrontare condizioni di lavoro che rendono più difficile la normale organizzazione della propria giornata. È il caso di chi deve
alzarsi nel cuore della notte per andare al lavoro, lavorare il sabato o la domenica secondo i turni, restare reperibile anche fuori dall'orario di servizio e svolgere attività in condizioni particolarmente scomode o impegnative. Questi disagi possono essere compensati economicamente dal datore di lavoro. Il ragionamento del tribunale è che, quando una somma remunera una caratteristica effettiva e abituale del lavoro, non si può escluderla dalla retribuzione delle ferie soltanto perché, in quei giorni, il dipendente non sta svolgendo materialmente la mansione. In altre parole, chi lavora abitualmente di notte non diventa un lavoratore diurno quando va in vacanza. Le sue condizioni professionali restano quelle che caratterizzano normalmente il suo rapporto di lavoro.
Quando un'indennità deve essere considerata nella paga delle ferie? La sentenza indica tre elementi da valutare. Primo: deve esserci un collegamento con il lavoro o con il ruolo professionale. La somma deve compensare un disagio legato alle mansioni oppure essere collegata alla posizione personale o professionale del dipendente. Secondo: deve essere percepita con una certa regolarità. Non basta che un'indennità compaia una volta ogni tanto. Occorre considerare quanto spesso viene pagata, guardando alla situazione concreta del singolo lavoratore. Per esempio, un operaio che riceve l'indennità di turno per quasi tutto l'anno si trova in una situazione diversa da quella di un collega che la percepisce soltanto quando sostituisce occasionalmente un altro dipendente. La stessa voce in busta paga, quindi, può avere un peso diverso a seconda della continuità con cui viene riconosciuta. Terzo: l'importo deve avere un peso economico apprezzabile. Anche la somma in gioco conta. Un'indennità di pochi euro potrebbe incidere poco sul bilancio familiare. Una voce da 230 euro lordi al mese, invece, può rappresentare una parte importante del reddito. Il giudice considera proprio questo aspetto: una riduzione economica significativa durante le ferie può spingere il lavoratore a rinunciare al riposo o a ridurlo per non perdere denaro. I tre elementi vanno valutati nel loro insieme, tenendo conto della situazione concreta del dipendente.
In Italia le ferie sono irrinunciabili: perché conta quanto si guadagna? La Costituzione italiana, all'articolo 36, stabilisce che il lavoratore ha diritto a ferie annuali retribuite e non può rinunciarvi. Si potrebbe allora pensare che il problema della perdita economica sia secondario: se le ferie sono obbligatoriamente garantite, il lavoratore deve comunque prenderle, anche se lo stipendio diminuisce. Il Tribunale di Salerno non condivide questa impostazione. Richiama l'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva europea 2003/88, che tutela il diritto alle ferie annuali retribuite. La protezione del riposo, infatti, non può essere soltanto formale. Non basta riconoscere al dipendente alcuni giorni liberi se, per ragioni economiche, quel periodo diventa difficile da utilizzare davvero. Pensiamo a una famiglia che organizza le proprie spese contando su uno stipendio mensile abituale. Se durante le ferie viene a mancare una parte consistente della retribuzione, la differenza può pesare sulle rate del mutuo, sulle bollette e sulle spese quotidiane. Per questo, secondo il ragionamento del tribunale, vietare di rinunciare alle ferie non basta: bisogna anche evitare che il lavoratore sia economicamente penalizzato quando le utilizza.
Le ferie servono a recuperare le energie, non a perdere stipendio. La normativa europea attribuisce alle ferie due funzioni fondamentali. La prima è consentire al lavoratore di recuperare le energie dopo l'attività svolta. La seconda è permettergli di dedicare del tempo a sé stesso, alla famiglia e alle attività personali, senza gli obblighi del lavoro. Non si tratta soltanto di non andare in ufficio o in fabbrica. Le ferie devono essere un periodo di riposo effettivo, durante il quale il dipendente possa allontanarsi dalle responsabilità lavorative e godersi il proprio tempo libero. Se prendere le ferie comporta una riduzione importante dello stipendio, questo obiettivo rischia di essere compromesso. È proprio per proteggere il diritto a un riposo reale che la retribuzione feriale deve essere valutata considerando anche le componenti economiche collegate alle mansioni e al ruolo del dipendente, quando ricorrono i requisiti indicati.
Che cosa cambia concretamente per i lavoratori dipendenti? La sentenza richiama l'attenzione su una questione pratica: la busta paga delle ferie non deve essere necessariamente identica a quella di ogni altro mese, ma non può nemmeno essere ridotta senza valutare quali somme fanno parte della normale retribuzione del lavoratore. Chi percepisce abitualmente indennità per turni, lavoro notturno o particolari responsabilità professionali può quindi avere motivo di verificare come queste voci vengono trattate durante le ferie. Per farlo, è utile confrontare alcune buste paga dei mesi lavorati con quella del periodo feriale, controllando: quali indennità vengono riconosciute normalmente; con quale frequenza compaiono; quali importi vengono esclusi o ridotti durante le ferie; se tali somme sono legate alle mansioni o al ruolo professionale e hanno un peso economico significativo. Il confronto può aiutare a individuare una possibile anomalia, ma non significa che ogni differenza sia automaticamente illegittima. Occorre esaminare il contratto applicabile, le caratteristiche delle singole voci retributive e le circostanze del caso.
L’appello di Azione Sindacale ai rappresentanti dei lavoratori. I sindacati televisivi dovrebbero concentrare maggiori energie sui problemi reali dei lavoratori: stipendi, indennità, contratti e diritti spesso riconosciuti sulla carta ma non sempre rispettati nella pratica. Le battaglie politiche lascino spazio a quelle che incidono davvero sulla vita quotidiana di chi lavora. Perché un sindacato non si misura dagli slogan o dalle polemiche, ma dalla capacità di difendere la busta paga e tutelare i diritti dei propri iscritti… e non solo!




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