Pensioni 2027, arriva la stretta sulla rivalutazione. Ecco quanto, chi ha lavorato tutta la vita, rischia di perdere.
Inflazione al 5,4% e adeguamento degli assegni ridotto per le pensioni medio-alte e alte: per alcuni pensionati il mancato aumento potrebbe superare i 3.000 euro lordi all’anno. Il taglio, inoltre, rischia di pesare anche sulle rivalutazioni future.
A gennaio le pensioni vengono normalmente rivalutate per compensare l’aumento del costo della vita. Si tratta della cosiddetta perequazione automatica, un meccanismo pensato per preservare, almeno in parte, il potere d’acquisto dei pensionati. Quando però l’inflazione cresce sensibilmente, garantire a tutti un adeguamento integrale comporta una spesa elevata per lo Stato. Per questo, negli ultimi anni, il legislatore è intervenuto più volte introducendo percentuali di rivalutazione differenziate in base all’importo degli assegni. È quanto prevede, secondo il testo riportato, il disegno di legge di bilancio per il 2027: con un’inflazione ipotizzata al 5,4%, le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo sarebbero rivalutate integralmente, mentre per quelle di importo superiore l’adeguamento verrebbe progressivamente ridotto. Attenzione, però: le misure descritte sono contenute in un disegno di legge e potrebbero cambiare durante l’esame parlamentare. Le percentuali indicate devono quindi essere considerate ipotesi da verificare sul testo definitivo, non regole già definitivamente approvate.
Come funziona la rivalutazione delle pensioni. La rivalutazione, chiamata anche indicizzazione o perequazione, serve ad adeguare gli assegni al costo della vita. La percentuale viene determinata sulla base dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), calcolato dall’Istat. L’adeguamento riconosciuto a gennaio può essere provvisorio: una volta disponibile il dato definitivo, l’Inps procede agli eventuali conguagli. Nel sistema ordinario previsto dalla normativa di riferimento, la rivalutazione è differenziata per fasce: fino a quattro volte il trattamento minimo è pieno; per la quota compresa tra quattro e cinque volte il minimo è prevista una percentuale ridotta; sulla quota superiore si applica un’ulteriore riduzione. Il meccanismo ordinario opera quindi sulle singole porzioni dell’assegno, analogamente a quanto avviene con gli scaglioni fiscali. Superare una soglia non comporta, di per sé, la riduzione della rivalutazione sull’intera pensione.
Che cosa cambierebbe nelle pensioni 2027. Il meccanismo descritto nel disegno di legge di bilancio per il 2027 segue invece un’impostazione diversa: la percentuale di rivalutazione dipenderebbe dall’importo complessivo della pensione, anziché essere applicata separatamente alle diverse fasce dell’assegno. Il quadro sarebbe (il condizionale è d’obbligo) il seguente: Fino a 2.479,20 euro lordi mensili: rivalutazione integrale al 100%.

Tra quattro e cinque volte il trattamento minimo: rivalutazione all’85%. Tra cinque e sei volte il trattamento minimo: rivalutazione al 53%. Tra sei e dieci volte il trattamento minimo: rivalutazione con percentuali intermedie decrescenti. Oltre dieci volte il trattamento minimo: rivalutazione al 32%, con una riduzione del 68% rispetto all’aumento pieno. Le riduzioni riguarderebbero dunque soprattutto gli assegni medio-alti e alti. Per chi percepisce una pensione fino alla soglia indicata, invece, non sarebbe previsto alcun taglio della rivalutazione. Resta essenziale verificare il testo normativo definitivo, soprattutto per le percentuali delle fasce intermedie e per le eventuali clausole di salvaguardia.
Quanto si perde concretamente? Gli esempi con un’inflazione del 5,4%. Per comprendere l’impatto della misura, occorre confrontare l’aumento che spetterebbe con una rivalutazione integrale del 5,4% e quello effettivamente riconosciuto applicando le percentuali ridotte. Gli esempi seguenti sono calcolati sugli importi lordi mensili indicati, ipotizzando che l’inflazione del 5,4% venga confermata e che le percentuali riportate restino quelle definitive. Pensione lorda di 2.400 € 🡪 +129,60 €. Aumento mensile integrale. Nessuna perdita rispetto alla rivalutazione piena. 100%. Pensione lorda di 3.500 €🡪 −88,83 €. Aumento effettivo di circa 100,17 € anziché 189 €. Perdita annua: circa 1.155 € lordi su 13 mensilità. 53%. Pensione lorda di 7.000 €🡪 −257,04 €. Aumento effettivo di circa 120,96 € anziché 378 €. Perdita annua: circa 3.341,52 € lordi su 13 mensilità. 32%
Il problema più grave: la perdita può trascinarsi negli anni. La questione non riguarda soltanto l’aumento che si riceve nel 2027. Quando la rivalutazione viene ridotta, l’importo della pensione può risultare inferiore a quello che si sarebbe ottenuto con l’adeguamento pieno. Negli anni successivi, se non intervengono recuperi specifici, le nuove rivalutazioni vengono calcolate sulla pensione effettivamente in pagamento. Di conseguenza, il divario può consolidarsi e ampliarsi nel tempo. In altre parole, non si tratta necessariamente di una trattenuta effettuata direttamente sulla pensione già percepita, ma di un aumento più basso rispetto a quello necessario per compensare integralmente l’inflazione. È questa la conseguenza da tenere presente: il pensionato può continuare a ricevere una rivalutazione, ma perdere una parte dell’incremento cui avrebbe avuto diritto con l’indicizzazione piena.
L’effetto soglia: attenzione a chi supera i limiti. Un ulteriore aspetto riguarda il criterio basato sull’importo complessivo della pensione. Se la percentuale ridotta viene applicata all’intero assegno, chi supera una determinata soglia può ricevere un aumento sensibilmente inferiore rispetto a chi percepisce una pensione appena più bassa. Questo effetto può essere attenuato da apposite clausole di salvaguardia, se previste dalla normativa. Per stabilire con precisione quali pensionati ne beneficerebbero e in quale misura, occorre tuttavia verificare il testo definitivo della legge.
Tabella riepilogativa: quanto si perde nel 2027. La tabella riassume i tre esempi calcolabili con precisione sulla base delle ipotesi indicate. Tutti gli importi sono lordi, prima delle imposte, e presuppongono una rivalutazione piena del 5,4%.
Pensione lorda mensile | Rivalutazione prevista | Aumento pieno al 5,4% | Aumento riconosciuto | Perdita mensile | Perdita annua su 13 mensilità |
2.400 € | 100% | 129,60 € | 129,60 € | 0 € | 0 € |
3.500 € | 53% | 189,00 € | 100,17 € | 88,83 € | 1.154,79 € |
7.000 € | 32% | 378,00 € | 120,96 € | 257,04 € | 3.341,52 € |
Nota: i valori sono simulazioni basate sulle percentuali riportate nel testo, non importi ufficiali già confermati. La perdita annua è calcolata moltiplicando quella mensile per 13, ipotizzando che l’incremento interessi anche la tredicesima. Non comprende gli eventuali effetti fiscali né le successive rivalutazioni. In conclusione, se le misure ipotizzate venissero confermate, la rivalutazione continuerebbe a proteggere integralmente le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo, mentre per gli assegni più elevati una parte dell’aumento verrebbe sacrificata. Per i pensionati interessati, il costo non si limiterebbe al 2027: in assenza di recuperi futuri, il mancato incremento potrebbe continuare a incidere sul potere d’acquisto anche negli anni successivi.
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