Trasferimento del lavoratore e risarcimento delle spese per l’uso del mezzo privato. Onere probatorio. Novità
- azionesindacalefvg
- 29 dic 2025
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La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 18903 del 10 luglio 2025, ha affermato un principio di rilievo sistemico in materia di trasferimento del lavoratore e di riparto dell’onere probatorio in caso di domanda risarcitoria per i maggiori oneri connessi al tragitto casa–lavoro. La Suprema Corte ha infatti stabilito che, qualora il dipendente

alleghi che il trasferimento disposto dal datore abbia reso oggettivamente più gravoso il percorso verso la nuova sede, al punto da rendere necessario l’uso del mezzo di trasporto privato, spetta al datore di lavoro dimostrare l’esistenza di soluzioni alternative ragionevoli tramite mezzi pubblici. Tale impostazione integra un’inversione dell’onere della prova rispetto agli ordinari criteri di cui all’art. 2697 c.c.
Il caso esaminato. Il giudizio trae origine dal ricorso proposto da un medico dipendente di un’Azienda Sanitaria Locale, trasferito d’ufficio in una sede distante circa 50 km dalla propria abitazione e scarsamente servita dal trasporto pubblico locale. Il lavoratore, costretto a utilizzare quotidianamente la propria autovettura con conseguente aggravio di costi e tempi di percorrenza, aveva richiesto: il rimborso chilometrico per l’uso del mezzo proprio; la retribuzione del tempo di viaggio quale orario di lavoro. I giudici di merito avevano rigettato le domande; la Cassazione, in sede di legittimità, ha cassato la decisione limitatamente al criterio probatorio da applicare, enunciando un principio innovativo.
L’inversione dell’onere della prova: fondamento e applicazione. La Corte ha ricondotto la fattispecie all’art. 1227 c.c. (concorso colposo del creditore), rilevando che, una volta che il lavoratore dimostri: a) l’avvenuto trasferimento; b) l’insorgenza di un pregiudizio economico e organizzativo derivante dall’impossibilità o estrema difficoltà di utilizzare mezzi pubblici; incombe sul datore di lavoro provare che il dipendente avrebbe potuto, con l’ordinaria diligenza, evitare o contenere il danno ricorrendo a soluzioni pubbliche concrete, ragionevoli e temporalmente sostenibili. Ne deriva che il datore deve fornire in giudizio dati oggettivi (orari, coincidenze, tempi di percorrenza, effettiva disponibilità dei servizi), non essendo sufficiente un mero riferimento astratto alla presenza di mezzi pubblici sulla tratta.
La nozione di “maggior gravosità” del tragitto. La verificazione del requisito della maggiore gravosità non è limitata all’aspetto economico, ma comprende: il tempo complessivo di viaggio la complessità delle coincidenze **l’incidenza dell’allungamento del tragitto sulla vita privata e sull’equilibrio psico-fisico del lavoratore. La Cassazione ha valorizzato in particolare il parametro temporale, ritenendo sproporzionato pretendere che il dipendente utilizzi mezzi pubblici quando ciò si traduca in un percorso significativamente più lungo, articolato e incompatibile con una gestione sostenibile dei tempi di vita e di lavoro.
La qualificazione del tempo di viaggio come orario di lavoro. La Corte non si è pronunciata nel merito della richiesta di computare il tempo di spostamento come orario di lavoro, rinviando la relativa valutazione alla Corte d’Appello. Tale profilo dovrà essere esaminato alla luce delle previsioni del CCNL Sanità e delle eccezioni ammesse dall’ordinamento – in particolare nel pubblico impiego – per gli spostamenti imposti dal datore tra sedi diverse o resi necessari da esigenze organizzative non riconducibili alla scelta originaria del dipendente.
Obblighi del datore in caso di trasferimento: diligenza, correttezza e prova. La pronuncia richiama l’attenzione sui doveri di correttezza e buona fede gravanti sul datore di lavoro nell’esercizio del potere organizzativo e, in particolare, nell’adozione di provvedimenti di trasferimento. Ne derivano tre obblighi: Obbligo di verifica preventiva: l’azienda deve accertare concretamente l’accessibilità della nuova sede mediante trasporto pubblico, tenendo conto non solo dei costi ma anche dei tempi e della complessità degli spostamenti. Obbligo di collaborazione: deve attivarsi per individuare soluzioni sostenibili o, se necessario, prevedere forme di compensazione (indennità, rimborsi, agevolazioni). **Obbligo probatorio: in sede contenziosa deve fornire prova puntuale della praticabilità di percorsi alternativi al mezzo privato.
La portata sistemica della decisione. La pronuncia non riconosce un automatico diritto al rimborso delle spese di pendolarismo, ma stabilisce un più equilibrato riparto delle responsabilità quando il disagio derivi da un trasferimento disposto unilateralmente dal datore. Essa riafferma che il potere direttivo non può tradursi nell’imposizione al lavoratore di oneri sproporzionati o non previamente valutati, pena l’insorgenza di un obbligo risarcitorio.
Conoscere i propri diritti è importante ma, ancora di più, è esercitarli nel modo corretto. I dirigenti di Azione Sindacale Udine garantiscono ai propri iscritti una tutela gratuita, qualificata e tempi di attesa che non superano, nella peggiore delle ipotesi, le 48 ore.
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