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Donare il sangue è un diritto e un gesto di solidarietà Come gestire la donazione con il datore di lavoro 

Donare il sangue non è solo un diritto che ti permette di assentarti dal lavoro per un’intera giornata, con stipendio pieno, è anche un gesto di grande solidarietà, un atto che può salvare delle vite. 


La legge tutela in modo forte il donatore di sangue, riconoscendogli precisi diritti, da esercitare nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, in un delicato equilibrio con le esigenze organizzative dell’azienda. Sul punto la legge è molto chiara: Se sei un lavoratore dipendente e ti rechi a donare il sangue (o emocomponenti), hai diritto ad

astenerti dal lavoro per l’intera giornata lavorativa in cui effettui la donazione. La normativa di riferimento (principalmente la Legge n. 584 del 1967 e la Legge n. 219 del 2005) e numerosi Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) confermano questo diritto. Alcuni contratti, come quello per il personale delle scuole FISM, specificano ulteriormente che la giornata di riposo è di 24 ore e decorre dal momento esatto in cui il lavoratore si è assentato per recarsi al centro trasfusionale.


Quante volte al mese posso chiederlo? La legge non fissa un numero massimo di permessi al mese o all’anno. Il diritto sorge in occasione di ogni singola donazione. L’unico limite alla frequenza è di natura sanitaria: sono i protocolli medici a stabilire gli intervalli minimi che devono trascorrere tra una donazione e l’altra, per proteggere la salute del donante.


Il permesso per la donazione di sangue è sempre retribuito.  La giornata di assenza è interamente retribuita. Hai diritto a percepire la “normale retribuzione”, esattamente come se avessi lavorato (Circolare INPS n. 37 del 03/04/2023). È importante sapere che questo costo, alla fine, non grava sull’azienda. Il datore di lavoro  si limita ad anticipare la retribuzione in busta paga, ma ha poi il diritto di chiederne il rimborso all’INPS, che lo eroga tramite un conguaglio sui contributi da versare. Inoltre, la giornata di assenza è pienamente valida ai fini pensionistici, in quanto coperta da contribuzione figurativa.


Cosa succede se vado per donare ma vengo giudicato non idoneo? Anche in questo caso, la legge ti tutela. Se ti rechi al centro trasfusionale ma, a seguito degli accertamenti sanitari, vieni giudicato non idoneo alla donazione, non perdi il tuo diritto.  La legge garantisce la retribuzione “limitatamente al tempo necessario all’accertamento dell’idoneità e alle relative procedure”. In questo caso, per giustificare l’assenza dal lavoro,  dovrai farti rilasciare dal centro un certificato medico che attesti non solo la tua presenza, ma anche la mancata donazione, la motivazione dell’inidoneità e, soprattutto, l’orario di entrata e di uscita dalla struttura (Circolare INPS n. 29 del 07/02/2017).


In caso di donazione, devo avvisare il datore di lavoro in anticipo? Sebbene la legge non stabilisca un termine di preavviso specifico (come 24 o 48 ore), i principi generali di correttezza e buona fede, che governano ogni rapporto di lavoro, ti impongono di comunicare la tua intenzione di assentarti con un congruo anticipo. Questo preavviso è fondamentale per permettere al datore di lavoro di organizzare l’attività, di gestire i turni e di provvedere a un’eventuale sostituzione, bilanciando così il tuo diritto con l’interesse dell’azienda alla continuità produttiva (principio affermato, ad esempio, dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sent. n. 818/2016 per permessi analoghi).


Il datore di lavoro può negarmi il permesso di donare il sangue? Il datore non può negarti i permessi per la donazione del sangue, non almeno in modo del tutto arbitrario. Il datore di lavoro può, in casi eccezionali, chiederti di posticipare la donazione. Questo può avvenire solo se sussistono “esigenze di servizio seriamente ostative” e documentabili, tali per cui la tua assenza in quel preciso giorno causerebbe un “pregiudizio sproporzionato” all’organizzazione aziendale.


Il caso pratico del Tribunale di Arezzo.  In una sentenza molto chiara (sent. n. 107/2020 del Tribunale di Arezzo), i giudici hanno ritenuto legittima la sanzione disciplinare inflitta a un autista del trasporto pubblico. L’uomo si era assentato per donare il sangue nonostante l’azienda, a causa di una grave e provata carenza di personale proprio in quel giorno, gli avesse chiesto di posticipare la donazione di sole 24 ore. Il giudice ha stabilito che il rifiuto del lavoratore, di fronte a una richiesta di rinvio così ragionevole e motivata, era contrario a buona fede.


Cosa succede se il datore di lavoro nega il permesso senza un valido motivo? Se il datore di lavoro ti nega il permesso in modo arbitrario, o se ti comunica il suo diniego troppo tardi (ad esempio, il giorno stesso in cui dovresti assentarti), il suo comportamento è illegittimo. In questo caso, la tua eventuale assenza per effettuare la donazione dovrà essere considerata pienamente giustificata. La Cassazione ha infatti chiarito che la risposta del datore di lavoro a una richiesta di permesso deve essere tempestiva, per non ledere il legittimo affidamento del lavoratore (Cass. Civ., Sez. L, sent. n. 35049 del 14/12/2023).


Quali documenti devo presentare al mio rientro al lavoro? Per giustificare l’assenza e permettere al datore di lavoro di ottenere il rimborso dall’INPS, al tuo rientro devi presentare l’apposita certificazione rilasciata dal centro trasfusionale. Questo documento deve attestare che hai effettivamente donato il sangue (o che sei stato giudicato non idoneo), con l’indicazione del giorno e, se del caso, dell’orario.



Conoscere i propri diritti è importante ma, ancora di più, è esercitarli nel modo corretto. I dirigenti di Azione Sindacale Udine garantiscono ai propri iscritti una tutela gratuita, qualificata e tempi di attesa che non superano, nella peggiore delle ipotesi, le 48 ore. 


  • puoi chiamarci: Linea mobile 331-7497940  

o contattarci via e-mail. azionesindacale.fvg@gmail.com


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