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GIORNALISMO IN PERICOLO? PARLIAMONE.

Il giornalismo è l'attività di raccolta, verifica, elaborazione e diffusione di notizie e informazioni di interesse pubblico attraverso i mezzi di comunicazione di massa (stampa, televisione, radio e web). Il suo scopo principale è informare i cittadini, offrendo loro gli strumenti per comprendere la realtà e formarsi un'opinione consapevole.


L’idea di scrivere questo articolo sul giornalismo ci è venuta leggendo un lungo e appassionato resoconto sulla situazione della libertà di stampa nel Bel Paese.

Apprendiamo, senza troppa apprensione, da RSF Reporter Senza Frontiere che l’Italia è scivolata nientemeno che al 56° posto su centottanta paesi monitorati.

Questa classifica si basa su un indice chiamato World Press Freedom Index, che riflette il grado di libertà che i giornalisti hanno in un dato paese. 

Reporter senza frontiere sottolinea che tale indice riguarda esclusivamente la libertà di stampa e non misura né la qualità del giornalismo né la violazione dei diritti umani in generale. 

Questa sibillina dichiarazione di per sé stessa già inquadra il grado di poca attendibilità dell’indice. Infatti RSF basa il suo lavoro sull’ Articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che sancisce il diritto fondamentale alla libertà di opinione e di espressione; ma questo articolo include anche la tutela dei diritti umani di ogni cittadino. Reporter Senza Frontiere dell’ art. 19 prende in considerazione solo la parte che riguarda il giornalismo e salta a piè pari quella dei diritti dei cittadini, spessissimo calpestati proprio per il dovere di cronaca. Rsf si dice preccupata dal fatto che in Italia la classe politica ostacola la libera informazione in materia giudiziaria. Questa dichiarazione ci lascia allibiti; proprio sulla cronaca giudiziaria la stampa italiana mette alla gogna la politica e qualsiasi onesto cittadino, ancor prima che la magistratura faccia il suo corso; i giornalisti pubblicano senza ritegno o logica intercettazioni telefoniche e atti giudiziari, senza che la magistratura abbia dato il via alla loro divulgazione, causando pericolose smentite e altrettanto pericolose manovre speculative. Specialmente poi in ambito politico, con il loro giornalismo approssimativo e poco rispettoso, mettono a rischio il lavoro di governi e ministri, emettendo delle vere e proprie sentenze e scavalcando o cavalcando il potere giudiziario. Il Presidente della Fnsi Sig. Trapani ha le idee chiare sulle cause che hanno portato quasi a zero la libertà di stampa in Italia; “il controllo governativo sulla Rai Servizio Pubblico, la mancata adozione del Freedom Act, l'assenza di norme contro le querele bavaglio, i pericoli per la sicurezza fisica e informatica dei giornalisti, lo spionaggio, e il precariato dilagante”. La sua fedele segretaria sig.ra Costante ha le idee ancora più chiare; parla di “leggi ad hoc ma soprattutto di finanziamenti a favore del giornalismo”. Non c’è che dire; una bella accoppiata. I finanziamenti in essere, per il servizio mediocre che fa la stampa italiana ai propri cittadini, sono già spropositati.

Non per essere caustici ma perché il popolo italiano deve essere costretto a pagare con i propri risparmi lo stipendio dei giornalisti? Attenta Segretaria non siamo solo noi a pensarla così. Il sito del Ministero della Giustizia titola: Referendum “Aboliamo il finanziamento pubblico ai giornali”, 130mila firme in due settimane: “Vogliamo informazione sana e trasparente”

Ma torniano a parlare di giornalismo.

L'Articolo 21 della Costituzione Italiana tutela la libertà di espressione. “Tutti hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo. La stampa non può essere soggetta a censure o autorizzazioni”.  

In Italia al 2025 si contano oltre 100.000 giornalisti iscritti all'albo; a maggio 2026 ci sono circa 1480 testate giornalistiche attive e verificate in Italia, un dato che include una vasta gamma di giornali, inclusi quelli online. Per essere un paese con una limitata libertà di stampa le cose sembrano andare benino.

Il giornalismo si fonda sostanzialmente su quattro principi; la funzione pubblica, l’imparzialità, l’etica e la veridicità

Funzione pubblica: Questo è forse l’unico principio rispettato in pieno perché, con 1480 testate a disposizione, le notizie possono facilmente raggiungere la quasi totalità dei cittadini.

Imparzialità: Qui iniziano i grossi dubbi. Il giornalista dovrebbe riportare le notizie a sua disposizione in maniera assolutamente imparziale. Ci sentiamo di affermare che questo principio è stato totalmente e sempre calpestato dai giornalisti italiani. Facciamo un esempio: Se un giornalista di fama nazionale, in cinque anni, non pubblica mai una notizia positiva sull’operato di un governo in carica, di qualsiasi colore politico esso sia, non solo non è imparziale ma è anche un pochino disonesto. Non è umanamanente possibile che un governo durante il suo mandato non faccia una, diciamo una, cosa giusta. Ora invitiamo i nostri lettori a ribaltare questo nostro pensiero, prendendo in considerazione un giornalista che, invece, pubblica solo notizie positive sullo stesso governo;  il principio di imparzialità, a questo punto, va a farsi benedire.

Etica: L’etica professionale potremmo dire che è l’insieme dei principi morali ma soprattutto delle regole di comportamento, che si dovrebbero avere durante lo svolgimento di un'attività lavorativa. In questo senso i giornalisti nostrani sono delle vere e proprie iene. Altro che rispetto e moralità; per riuscire ad avere uno scoop passerebbero sopra il cadavere dei propri cari. L’assalto mediatico a poveri cittadini che hanno avuto una disgrazia in casa è sempre diretto e micidiale; povera legge sulla privacy. Senza contare le trasmissioni televisive e radiofoniche basate sulle altrui disavventure che vanno avanti per settimane, con noncuranza per chi quelle situazioni le sta soffrendo nel proprio intimo. L’audience prima di tutto.

Veridicità e le fonti: Le notizie devono essere vere e chi le diffonde deve sempre verificarne la veridicità.

Basta leggere un riassunto giornaliero delle prime pagine o dei titoli dei TG per rendersi conto della pochezza dei nostri giornalisti. Una testata dice o scrive qualcosa e contemporaneamente un’altra testata dice o scrive l’esatto contrario. Ormai le probabilità che una notizia venga puntualmente ritenuta inaffidabile sfiorano il cinquanta per cento. Qui si allaccia anche il discorso delle fonti giornalistiche; scimmiottando i loro colleghi d’oltre oceano, anche i nostri giornalisti si trincerano dietro il segreto professionale che imporrebbe (?) loro di non divulgare la provenienza delle proprie fonti.

La cosa potrebbe essere anche accettabile se il giornalismo del Bel Paese non ricorresse a questo principio per nascondere il fatto che la fonte non esiste e la nostizia è inventata. Chi investiga su questa possibilità? Nessuno. Cosa succede se viene provata la truffa? Niente. L’ultimo caso di un comportamento tanto scellerato è accaduto pochi giorni fa e ha coinvolto anche se indirettamente l’operato del Presidente della Repubblica, il quale, nella sua grande magnanimità, non ha ritenuto necessario e/o opportuno bacchettare il colpevole.

Concludiamo con alcune riflessioni sul giornalismo dicendo, prima di tutto, che il giornalismo negli ultimi anni è cambiato ma in peius. L’esigenza di dare e commentare subito una notizia ha influito in maniera negativa sulla dizione, sulla grammatica e sulla narrazione, spesso non corrispondente a quanto realmente accaduto. La poca libertà di stampa sostenuta da Giornalisti senza Frontiere ci ha portato ad avere un notiziario ogni mezzora; cosa dire di diverso di quanto già detto mezz’ora prima? Be se non ci sono novità si inventa. I nostri giornalisti sono “onniscenti” e quindi sanno tutto di tutti; sono vaticanisti quando muore un Papa; sono politologhi quando cade un governo; sono strateghi militari quando scoppia una guerra; sono economisti quando c’è una crisi finanziaria in atto, diventano anche atleti se necessario quando ci sono mondiali e olimpiadi. Forse l’unica cosa che non sanno fare è scrivere un articolo senza macroscopici errori grammaticali o parlare in italiano corretto davanti a un microfono senza balbettare come scimmie.

Magari siamo un tantino esagerati nel nostro giudizio ma a noi le caste non piacciono; quella del giornalismo italiano è una vera e propria casta; un giornalista che sbaglia e distrugge la vita di un proprio simile non risponde mai per il proprio errore, come invece avviene tutti i giorni a noi mortali che non abbiamo la tessera della Fsni in tasca.


Cari giornalisti non offendetevi se poi per il popolo non siete altro che scribacchini, pennivendoli o pennaioli.




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