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Pensioni 2027. Dal 2027 si lavora di più e si percepisce di meno. Le novità che spingono verso la previdenza complementare 

Andare in pensione è sempre più difficile. La considerazione emerge osservando i dati forniti dal sistema previdenziale italiano.  L'Italia sta affrontando una sfida comune a molti

Paesi europei: la popolazione invecchia, le nascite diminuiscono e il numero di lavoratori che versano contributi cresce meno rapidamente rispetto al numero delle persone che ricevono una pensione. Per mantenere in equilibrio il sistema, negli ultimi anni le regole sono state progressivamente modificate, con requisiti di uscita dal lavoro sempre più legati all'aspettativa di vita. I numeri dell'INPS raccontano una tendenza. Nel 2025 sono state liquidate circa 835 mila nuove pensioni, meno rispetto agli anni precedenti. La ragione principale è la graduale riduzione delle possibilità di lasciare il lavoro in anticipo. Negli anni trascorsi diverse erano le formule che consentivano di andare in pensione prima dell'età ordinaria, ma molte di queste sono state limitate o non sono più accessibili a nuovi beneficiari. Il risultato è che oggi una quota crescente di lavoratori deve attendere più a lungo prima di poter smettere di lavorare.


Pensioni 2027 più basse. Un altro fenomeno che preoccupa lavoratori e  sindacato riguarda l'importo degli assegni. Secondo i dati dell'INPS, le pensioni appena liquidate sono mediamente inferiori rispetto a quelle già in pagamento da anni. Nel 2025 la pensione media dei nuovi pensionati si è attestata intorno ai 1.300 euro lordi al mese, mentre la media complessiva delle pensioni esistenti supera i 1.500 euro. Questo non significa che tutti riceveranno pensioni basse, ma evidenzia una tendenza che riguarda soprattutto le generazioni più giovani e chi ha avuto carriere lavorative discontinue. Per capire il fenomeno bisogna fare un passo indietro. La pensione dipende dai contributi versati durante la vita lavorativa. Ogni mese una parte dello stipendio viene destinata all'INPS sotto forma di contributi previdenziali. Più anni si lavora e più elevati sono gli stipendi, maggiore sarà il patrimonio contributivo accumulato. Al momento del pensionamento, questo patrimonio, nella maggioranza dei casi,  viene integralmente trasformato in un assegno mensile. Il problema è che il mercato del lavoro è cambiato profondamente rispetto a qualche decennio fa. Molte persone alternano periodi di occupazione e disoccupazione, svolgono lavori precari o part-time oppure iniziano a lavorare stabilmente più tardi rispetto alle generazioni precedenti. Tutti questi fattori riducono i contributi versati e, di conseguenza, l'importo della pensione futura.


Aumenta l’età pensionabile. Il meccanismo è relativamente semplice: se la popolazione vive mediamente più a lungo (dal dopo psico pandemia, fonti attendibili restituiscono un’altra storia), lo Stato deve pagare le pensioni per un numero maggiore di anni. Per evitare che la spesa cresca in modo eccessivo, la legge prevede un adeguamento automatico dei requisiti pensionistici. In pratica, quando aumenta l'aspettativa di vita, aumenta anche l'età necessaria per accedere alla pensione. Secondo le previsioni attualmente in vigore, dal 2027 la pensione di vecchiaia sarà raggiungibile a 67 anni e un mese. Dal 2028 il requisito salirà ulteriormente a 67 anni e tre mesi. Si tratta di incrementi apparentemente modesti, ma che confermano una tendenza destinata a proseguire nel tempo.


La pensione anticipata (altro intervento). Non tutti vanno in pensione in base all'età anagrafica. Esiste infatti la pensione anticipata ordinaria, che consente di lasciare il lavoro quando si raggiunge un determinato numero di anni di contributi. Anche in questo caso i requisiti sono destinati ad aumentare. Dal 2027 saranno necessari quasi 43 anni di contributi per gli uomini e quasi 42 anni per le donne. Dal 2028 il requisito crescerà ancora di alcuni mesi. Insomma, chi punta a smettere di lavorare prima dei 67 anni dovrà aver accumulato una storia contributiva molto lunga e continuativa.


Cos'è la "finestra mobile". Una delle espressioni più frequenti quando si parla di pensioni è "finestra mobile", un termine che può sembrare complicato ma che indica un concetto semplice. Raggiungere i requisiti non significa ricevere subito la pensione. Tra il momento in cui il lavoratore matura il diritto e quello in cui arriva il primo assegno può trascorrere un periodo di attesa. Per la pensione anticipata ordinaria questa attesa è attualmente di tre mesi. In pratica, una persona può aver già raggiunto tutti i requisiti richiesti dalla legge ma dover aspettare ancora qualche tempo prima che la pensione decorra effettivamente.


Due esempi.  (Pensione di vecchiaia).  Maria è nata il 27 dicembre 1960 e compie 67 anni il 27 dicembre 2027. Dal 1° gennaio 2027, però, l'età richiesta per la pensione di vecchiaia è salita a 67 anni e un mese. Di conseguenza, il giorno del suo 67° compleanno Maria non ha ancora raggiunto il requisito anagrafico previsto dalla legge. Dovrà quindi attendere di compiere 67 anni e un mese, cioè fino al 27 gennaio 2028. Solo da quel momento, se possiede anche i 20 anni di contributi richiesti, potrà accedere alla pensione di vecchiaia.  (Pensione anticipata ordinaria). Laura ha iniziato a lavorare molto giovane e raggiunge il requisito di 41 anni e 11 mesi di contributi il 15 maggio 2027. Da quel giorno acquisisce il diritto alla pensione anticipata ordinaria. Tuttavia non può lasciare subito il lavoro, perché la normativa prevede una finestra mobile di tre mesi: un periodo di attesa tra la maturazione del requisito e la decorrenza della pensione. Nel suo caso i tre mesi terminano il 15 agosto 2027. Dal 16 agosto 2027 può quindi decorrere il trattamento pensionistico, purché siano soddisfatte anche le altre condizioni previste dalla legge, come la cessazione del rapporto di lavoro dipendente


❌❌❌Conoscere i propri diritti è importante ma, ancora di più, è esercitarli nel modo corretto. I dirigenti di Azione Sindacale Udine garantiscono ai propri iscritti una tutela gratuita, qualificata e tempi di attesa che non superano, nella peggiore delle ipotesi, le 48 ore⚡⚡


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