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La sindrome di Burnout non è solo una condizione personale, è anche una responsabilità dell’organizzazione del lavoro. 


Il termine “sindrome di Burnout” identifica una particolare tipologia di disagio psicofisico connesso al lavoro   che interessa corpo mente e spirito con risvolti profondi e pericolosi, anche per la difficoltà di essere riconosciuto come malattia professionale. La Corte di Cassazione, massimo organo giudiziario ordinario, il cui ruolo principale è quello di garantire l’uniforme interpretazione e applicazione della legge, ha inserito tale sindrome tra le malattie professionali prevedendo un indennizzo INAIL a determinati condizioni, (quando il burnout è strettamente collegato alla prestazione lavorativa cfr.: ordinanza 29611/2022 e sentenza 4279/2024). Una sentenza della Corte d’appello di Firenze (la n. 559/2023) ha anche  riconosciuto la correlazione tra stress lavorativo e malattia professionale. 


Il Burnout. La giurisprudenza di merito ci enuncia che il Burnout si osserva attraverso il deterioramento dell’impegno lavorativo; il deterioramento delle emozioni associate al lavoro; **dai problema di adattamento a causa dell’eccessivo carico di lavoro. Tra i sintomi si rilevano anche la stanchezza, l’insonnia, il nervosismo, la mancanza di voglia di vivere e l’incapacità di stare fermi. Fisicamente i sintomi sono di natura gastrointestinali, tensione muscolare, vertigini, tachicardia, manifestazioni cutanee ma anche allergie improvvise. Psicologicamente il lavoratore affetto da burnout vive le situazioni con rabbia e aggressività immotivate, depressione, scarsa autostima, incapacità di alzarsi dal letto per andare al lavoro, senso di colpa, sensazione di fallimento e difficoltà a relazionarsi con gli altri. La sindrome di burnout si estende facilmente alla situazione familiare, alle aspettative professionali, all’incapacità di gestire situazioni stressanti. Essa, però, scaturisce soprattutto per questioni organizzative e professionali (una retribuzione ritenuta inferiore a quello che è il carico di lavoro, un ambiente sfavorevole, turni e orari stressanti, routine burocratica).


Consiglio per chi ritiene di essere affetto dalla sindrome di BurnoutPrendere consapevolezza del problema è il primo passo per affrontarlo. Annotare episodi di sovraccarico, pressioni indebite, mobbing, turni massacranti. Conservare e-mail, messaggi, comunicazioni. Avviare una valutazione psicologica o psichiatrica.  Segnalare la situazione al RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza). Il RLS ha il diritto/dovere di segnalare rischi psicosociali.  


Ricordiamo che (D.lgs. 81/2008 - Testo Unico sulla Sicurezza) il datore di lavoro è tenuto a valutare tutti i rischi reali e potenziali collegati al lavoro, compresi quelli da stress lavoro-correlato (Art. 28) ed è anche obbligato ad adottare tutte le corrispondenti misure di prevenzione e protezione. (artt. 15 e18). L’art. 2087 c.c. ci ricorda anche che il datore di lavoro ha una precisa responsabilità contrattuale a proposito della salute psicofisica dei suoi collaboratori ed è facile destinatario di possibili azioni civili per il risarcimento dei danni biologici, morali ed esistenziali occasionati alle sue maestranze). Attenzione🡪 Anche   il medico competente va attenzionato. Egli deve collaborare alla sorveglianza sanitaria (art.25), rivedere quei carichi di lavoro, quei orari e quell’organizzazione interna che incidono negativamente sui lavoratori che manifestano problemi di salute ed attivarsi per risolverli 


Denunce esterne all’azienda 

Il burnout può essere denunciato a diversi soggetti esterni all’azienda, a seconda della gravità della situazione. Principalmente:

Medico di base   È il primo riferimento per il lavoratore. Il medico di base può riconoscere i sintomi del burnout e prescrivere riposo, visite specialistiche o terapie. Può anche rilasciare certificati di malattia per stress lavoro-correlato e inviare il paziente al medico competente aziendale o a uno psicologo.

INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro). In certi casi il burnout può essere considerato una malattia professionale. All’INAIL di formalizzano, quindi, denunce di malattia professionale. L’Istituto deve (dovrebbe) avviare un’indagine sull'origine lavorativa del disturbo ed erogare indennizzi in caso venga riconosciuta la causa lavorativa.

ASL / Servizi di Prevenzione e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (SPSAL). Hanno il compito di vigilare sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, possono effettuare sopralluoghi e verifiche, intervenire in caso di violazioni delle normative sul rischio psicosociale e richiedere adeguamenti al datore di lavoro.

Ispettorato Nazionale del Lavoro Per situazioni di stress causate da mobbing, carichi eccessivi, violazioni contrattuali o mancate tutele. In questo caso, se ravvedere le anzidette ipotesi, può avviare ispezioni e sanzionare l’azienda nonché verificare il rispetto della normativa sul lavoro.

Sindacati / Rappresentanze sindacali aziendali (RSA/RSU) Offrono tutela collettiva e consulenza legale/lavorativa. Possono mediare con l’azienda, segnalare il problema agli organi competenti e accompagnare il lavoratore in percorsi di denuncia o tutela (AZIONE SINDACALE è particolarmente attrezzata su questo delicato fronte) 


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