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Sanzioni disciplinari. La violazione del diritto di difesa del lavoratore. costituisce un vizio insanabile. Da ben sapere  


Nel sistema delle relazioni di lavoro, il procedimento disciplinare costituisce una delle fasi più critiche per l'equilibrio tra potere direttivo del datore di lavoro e diritti fondamentali del lavoratore. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione – ordinanza n. 24558 del 4 settembre 2025 torna a riaffermare un principio cardine del giusto procedimento: Il rispetto pieno e sostanziale del diritto di difesa, pena l’illegittimità insanabile della sanzione disciplinare, anche se fondata su fatti obiettivamente rilevanti.


L'utilizzo di agenzie investigative: tra legittimità e limiti.  In ambito disciplinare, l’impiego di agenzie investigative da parte del datore di lavoro rappresenta una prassi che, pur ammessa in via generale, non è esente da vincoli. La giurisprudenza, a partire da Cass. civ., sez. lav., n. 15094/2018, ha chiarito che le indagini devono avere ad oggetto comportamenti estranei alla prestazione lavorativa, ma comunque idonei a incidere sul rapporto fiduciario. Tali strumenti, tuttavia, non conferiscono al datore un potere inquisitorio illimitato. La liceità dell’uso investigativo è infatti subordinata non solo al rispetto della normativa sulla privacy e delle regole deontologiche degli investigatori, ma anche – e soprattutto – al rispetto delle garanzie procedurali previste dallo Statuto dei Lavoratori (art. 7, L. 300/1970). Nel caso in esame, il datore di lavoro aveva commissionato un’indagine investigativa per accertare un presunto abuso dei permessi ex Legge 104/1992 da parte di un dipendente. Le risultanze dell’indagine – contenute in un report redatto da soggetti privati – erano state poste a fondamento della contestazione disciplinare e del successivo licenziamento per giusta causa. Tuttavia, l’azienda aveva negato al lavoratore la possibilità di visionare tale documentazione prima della conclusione del procedimento.


Il diritto di difesa nel procedimento disciplinare: natura e contenuto. L’articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori impone al datore di lavoro non solo di specificare gli addebiti mossi al lavoratore, ma anche di garantire la possibilità di fornire controdeduzioni in modo pieno e informato. Secondo costante giurisprudenza (Cass. civ., sez. lav., n. 20172/2019), il diritto di difesa non è una mera formalità procedurale, ma un presidio sostanziale di legalità, la cui violazione comporta la nullità della sanzione disciplinare irrogata. Nell’ordinanza del 2025, la Suprema Corte ha evidenziato come la mancata consegna del report investigativo durante la fase endoprocedimentale (all’interno del procedimento) abbia concretamente impedito al lavoratore di esercitare tale diritto, determinando un vizio procedurale insanabile. Il lavoratore, infatti, aveva richiesto formalmente di visionare il report, ma ne aveva avuto accesso solo durante il giudizio, Ciò ha determinato, secondo la Corte, una palese violazione del principio del contraddittorio e del diritto alla difesa effettiva, con conseguente nullità del licenziamento, reintegro del dipendente e condanna al risarcimento pari a dodici mensilità.


Prova investigativa: validità subordinata alla legittimazione dell'investigatore. Un ulteriore aspetto di rilievo sollevato dalla decisione riguarda la legittimazione soggettiva del personale investigativo. La Cassazione ha sottolineato che incombe sul datore di lavoro l’onere di provare che gli investigatori incaricati erano regolarmente autorizzati ai sensi del TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza). La mancata produzione di tale prova, come avvenuto nel caso di specie, indebolisce ulteriormente la validità del materiale probatorio raccolto e rappresenta un ulteriore motivo di illegittimità del provvedimento espulsivo. Secondo autorevole dottrina (cfr. Ichino, "Il lavoro e il mercato", 2018), la figura dell'investigatore privato nel contesto lavoristico può assumere un ruolo delicato e controverso: sebbene utile per colmare la lacuna conoscitiva del datore in relazione a comportamenti extra aziendali, la sua attività deve rispettare rigorosi parametri di liceità, trasparenza e proporzionalità.


Permessi Legge 104 e assistenza "indiretta": il principio di elasticità funzionale. Interessante anche l’approfondimento svolto dalla Corte sul significato da attribuire all’assistenza resa mediante i permessi della Legge 104/1992. Secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 23891/2021; Cass. n. 29062/2022), l’assistenza al familiare disabile non deve necessariamente consistere in una presenza continuativa, ma può esplicarsi in forme "indirette", funzionali al benessere dell’assistito (acquisto di medicinali, gestione pratiche, spesa, ecc.). Nel caso concreto, il datore di lavoro contestava al dipendente un uso improprio dei permessi, ma non aveva definito ex ante giorni o orari di fruizione degli stessi, elemento che avrebbe potuto evitare interpretazioni unilaterali e malintesi. In assenza di tale accordo – rientrante nel potere organizzativo dell’impresa – l’utilizzo dei permessi in orari notturni o festivi non può essere, di per sé, considerato abusivo.


Conclusioni: la correttezza procedurale come fondamento della sanzione. La pronuncia della Corte di Cassazione del 4 settembre 2025 conferma un principio ormai consolidato nella giurisprudenza del lavoro: il diritto di difesa è un elemento strutturale e non meramente formale del procedimento disciplinare. In presenza di un vizio procedurale così grave, quale la mancata comunicazione degli elementi fondamentali su cui si basa l’addebito, la sanzione – anche se fondata su fatti veri – non può essere considerata legittima. Come ha ben sintetizzato la dottrina (cfr. Carinci - D’Onghia, "Il procedimento disciplinare", Giappichelli, 2022), la funzione del procedimento disciplinare non è solo quella di accertare una responsabilità, ma anche e soprattutto quella di garantire che l'accertamento avvenga nel rispetto di regole certe e condivise. La trasparenza dell’azione datoriale, la proporzionalità della sanzione e la congruità delle fonti probatorie rappresentano, in tal senso, le condizioni minime di legittimità del potere sanzionatorio.



Conoscere i propri diritti è importante ma, ancora di più, è esercitarli nel modo corretto. I dirigenti di Azione Sindacale Udine garantiscono ai propri iscritti una tutela gratuita, qualificata e tempi di attesa che non superano, nella peggiore delle ipotesi, le 48 ore. 


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