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Sindrome da burnout. Quando il lavorio consuma la vita. I tre segnali per riconosce un male silenzioso

La sindrome da burnout è un fenomeno sempre più diffuso nella società moderna, soprattutto tra i lavoratori dei settori ad alta pressione relazionale. Spesso sottovalutato o confuso con una semplice “stanchezza”, il burnout è oggi riconosciuto come una vera e propria condizione legata allo stress lavorativo, mal gestito e prolungato.

Nel 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inserito il burnout nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11) come “fenomeno occupazionale”, riconoscendolo come un problema legato esclusivamente al contesto lavorativo, distinto dalla depressione o da altri disturbi mentali. La sindrome di burnout può colpire chiunque, ma è particolarmente diffusa tra chi svolge professioni ad alta responsabilità o carico emotivo, come medici, insegnanti, manager, operatori sanitari, forze dell’ordine, ma anche lavoratori precari o sottopagati. Con l’avvento del lavoro da remoto e l’iperconnessione digitale, anche i confini tra vita privata e professionale sono diventati più labili, aumentando il rischio di esaurimento. Non a caso, dopo la  procurata pandemia da Covid-19, si è assistito a un’impennata dei casi, dando origine a fenomeni come la “great resignation” (grande dimissione) o il “quiet quitting” (abbandono silenzioso). 


Quando lo stress da lavoro raggiunge livelli tali da compromettere la salute, le relazioni e la stessa carriera, le ripercussioni possono essere pesanti non solo per il benessere di chi ne soffre ma anche per lo stesso ambiente professionale.


Solitamente la sindrome di burnout si caratterizza per la presenza di tre componenti, da considerare come veri e propri “sintomi”.


Stanchezza. Chi soffre di stress da lavoro sfociato nella sindrome da burnout è spesso estremamente stanco e spossato emotivamente e fisicamente, tanto da non riuscire a mantenere la concentrazione e condurre a termine un compito. Uno stato di esaurimento da non sottovalutare.

Disinteresse. Sentirsi indifferenti e lontani dal proprio lavoro, totalmente distaccati da progetti, incarichi e dagli stessi colleghi è un segnale evidente che l’attività professionale sta lentamente portando al burnout.

Sensazione di incapacità. Uno stato stressogeno estremo conduce gradualmente all’inefficacia e crea una sensazione costante di inadeguatezza, impossibilità a portare a termine con successo una qualsiasi mansione. Chi soffre di burnout teme di non riuscire più a svolgere determinati compiti. Una condizione aggravata, spesso, dall’assenza di sostengo, di comunicazione, di feedback regolari e dei doverosi riconoscimenti.


Conseguenze oltre il lavoro. Il burnout può avere anche un impatto economico: secondo l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, lo stress che si genera costa miliardi di euro ogni anno in giornate lavorative perse, calo di produttività e spese mediche.


Non dimentichiamolo🡪 Il fenomeno sotto esame è soprattutto il risultato di un sistema lavorativo che spesso dimentica il fattore umano. In un’epoca in cui la produttività sembra contare più della salute, è urgente rimettere al centro il benessere delle persone.



Conoscere i propri diritti è importante ma, ancora di più, è esercitarli nel modo corretto. I dirigenti di Azione Sindacale Udine garantiscono ai propri iscritti una tutela gratuita, qualificata e tempi di attesa che non superano, nella peggiore delle ipotesi, le 48 ore. 

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