Attenzione al ruolo del minimale contributivo INPS. Stipendi modesti e lavoro precario possono ritardare la pensione
- azionesindacalefvg
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Minimale contributivo inps: Nel dibattito pubblico la pensione di vecchiaia viene spesso rappresentata come un traguardo automatico: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. In realtà, per molti lavoratori dipendenti con retribuzioni basse o carriere discontinue,

questo obiettivo può rivelarsi più complesso di quanto appaia. Il nodo non è l’età anagrafica, ma la reale maturazione del requisito contributivo minimo, che dipende non solo dalla durata del lavoro, ma anche dal livello della retribuzione imponibile. La normativa previdenziale vigente stabilisce che, per accedere alla pensione di vecchiaia nel sistema obbligatorio, occorra aver maturato almeno 20 anni di contribuzione effettiva, equivalenti a 1.040 settimane contributive. È qui che entra in gioco un principio spesso poco conosciuto:non ogni settimana lavorata è automaticamente una settimana contributiva utile. Ai fini previdenziali, l’accredito delle settimane avviene solo se la retribuzione percepita raggiunge determinati valori minimi fissati annualmente. Per il lavoro dipendente, la legislazione prevede un minimale di retribuzione giornaliera, stabilito ogni anno in base a parametri normativi e rivalutazioni ufficiali. Da questo valore deriva una soglia settimanale minima di retribuzione imponibile necessaria affinché l’INPS riconosca una settimana contributiva intera. Se la retribuzione settimanale è inferiore al minimale, la settimana non viene persa, ma viene accreditata in modo proporzionale, riducendo il numero complessivo di settimane utili maturate nell’anno. In termini pratici chi raggiunge o supera il minimale settimanale matura 52 settimane contributive annue ma chi guadagna meno, pur lavorando per l’intero anno, accredita un numero inferiore di settimane. Questo meccanismo incide in modo particolare sui lavoratori part-timem sugli occupati con retribuzioni basse su lavoratori con contratti discontinui o ciclici; e sulle categorie statisticamente più esposte, come molte lavoratrici. Il risultato è che il tempo “reale” necessario per raggiungere le 1.040 settimane può superare ampiamente i 20 anni anagrafici di lavoro. In alcuni casi, per maturare il requisito contributivo minimo, possono essere necessari 25, 26 o più anni di attività lavorativa effettiva. Di conseguenza, al compimento dei 67 anni, il lavoratore potrebbe non aver ancora raggiunto il requisito contributivo, non poter accedere alla pensione di vecchiaia ed essere quindi costretto a proseguire l’attività lavorativa o a valutare soluzioni alternative. È importante chiarire che questa situazione non deriva da una scelta discrezionale dell’INPS, ma dall’applicazione rigorosa della normativa contributiva. Il sistema si fonda su principi introdotti a partire dagli anni Novanta, con il passaggio graduale dal sistema retributivo al sistema contributivo o misto, in cui l’entità della contribuzione versata assume un ruolo centrale sia nel diritto alla prestazione sia nel suo importo. Dal punto di vista sostanziale emergono due criticità evidenti: Chi guadagna meno deve lavorare più a lungo per accedere alla stessa pensione di chi ha redditi più elevati. L’età pensionabile “ufficiale” rischia di essere solo teorica per una parte significativa dei lavoratori dipendenti. Non si tratta di un’anomalia occasionale, ma di un effetto strutturale del sistema contributivo, che tende a riflettere e amplificare le disuguaglianze salariali presenti durante la vita lavorativa.
Alla luce di questo quadro, diventa essenziale: 1) verificare periodicamente la propria posizione assicurativa; 2) controllare il numero effettivo di settimane accreditate; 3) valutare, se possibile, alcuni strumenti previsti dall’ordinamento come la prosecuzione volontaria, le ricongiunzioni o totalizzazioni contributive, una pianificazione previdenziale individuale. Attenzione, dunque, la pensione di vecchiaia non è solo una questione di età, ma il risultato di un percorso contributivo che va monitorato con attenzione nel tempo, soprattutto in presenza di redditi bassi o carriere non lineari.
Conoscere i propri diritti è importante ma, ancora di più, è esercitarli nel modo corretto. I dirigenti di Azione Sindacale Udine garantiscono ai propri iscritti una tutela gratuita, qualificata e tempi di attesa che non superano, nella peggiore delle ipotesi, le 48 ore.
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