La legge di bilancio e pensioni 2026. Pensioni e previdenza
- azionesindacalefvg
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Con l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199), entrata in vigore il 1° gennaio 2026, il sistema pensionistico italiano ha subito una serie di modifiche importanti. Le novità riguardano requisiti di pensionamento, strumenti di previdenza complementare, TFR, incentivi e trattamenti di fine servizio. Scopriamo insieme i punti principali e cosa significano nella pratica.

Età e requisiti per andare in pensione: l’adeguamento alla vita reale. La Legge di Bilancio conferma — per il sistema pubblico — che dal 2027 e 2028 l’età pensionabile subirà adeguamenti automatici basati sull’aspettativa di vita, come previsto da anni e non completamente aboliti: Dal 2027 l’età per la pensione di vecchiaia salirà di un mese. Dal 2028 è previsto un ulteriore aumento di due mesi. Questi adeguamenti si applicano a tutti i lavoratori, ad eccezione di alcune categorie (che vedremo dopo). Il principio alla base è quello dell’adeguamento alla speranza di vita calcolata dall’ISTAT: ogni aumento ha lo scopo, secondo la legge, di mantenere un equilibrio tra anni di vita in pensione e anni di contribuzione. In pratica: chi è nato dopo il 1960 potrebbe trovarsi a dover lavorare qualche mese in più rispetto a oggi (i 67 anni “standard” di vecchiaia).
Silenzio-assenso per i neoassunti: il TFR può andare automaticamente nei fondi pensione. Una delle novità più discusse riguarda il meccanismo del silenzio-assenso applicato al Trattamento di Fine Rapporto (TFR) dei nuovi lavoratori dipendenti. Cos’è il silenzio-assenso? Dal 1° luglio 2026 (nel settore privato), se il lavoratore neoassunto non sceglierà esplicitamente, entro 60 giorni, una diversa destinazione del proprio TFR, questo verrà dirottato automaticamente a una forma di previdenza complementare prevista dai contratti collettivi di riferimento (cioè un fondo pensione negoziale). Le opzioni: lasciare il TFR in azienda (regime ordinario); aderire a un fondo pensione; **rinunciare all’adesione (opt-out) entro i 60 giorni. Se il lavoratore non sceglie, sarà la legge a scegliere per Lui🡪 saranno applicate le regole di contratto collettivo per individuare a quale fondo va il TFR. 🡪
Obbligo di versamento del TFR all’INPS per molte aziende. La manovra amplia anche la platea di imprese che devono versare il TFR all’INPS (nel “Fondo di Tesoreria”) per i dipendenti che non aderiscono alla previdenza complementare🡪 Dal 1° gennaio 2026, scatta l’obbligo per imprese con almeno 50 dipendenti (con una transizione nel biennio 2026-2027). A regime, dal 2032, l’obbligo scende a 40 dipendenti. Questo rappresenta un cambiamento rispetto al passato e può influenzare la liquidità delle aziende e la gestione del TFR dei lavoratori.
Incentivi e deducibilità: perché conviene scegliere un fondo. Per rendere più conveniente l’adesione alla previdenza complementare, la legge alza leggermente il limite di deducibilità fiscale dei contributi versati🡪 dal 2026, il tetto annuo deducibile passa da 5.164,57 € a 5.300. Questo si applica ai contributi versati dal lavoratore e/o dal datore di lavoro, e può portare a un risparmio d’imposta.
Nuove modalità di erogazione del montante accumulato. Per chi aderisce a un fondo pensione, la legge prevede forme più flessibili di utilizzo del capitale maturato: aumentano le possibilità di prelevare fino al 60% del montante in capitale (prima era il 50%) e non solo in rendita; introduzione di forme di rendita a durata definita e possibilità di prelievi parziali più personalizzati. Questa novità dà più opzioni ma richiede attenzione: ogni scelta ha conseguenze fiscali e previdenziali da valutare con un consulente.
Cosa succede alle forme di pensionamento anticipato. Alcune opzioni flessibili introdotte negli ultimi anni, come Quota 103 e Opzione Donna, non sono state confermate nella legge 2026 e quindi non saranno più disponibili come strumenti di uscita anticipata. Resta invece l’APE Sociale con i suoi requisiti, che continua a essere prevista per categorie specifiche (disoccupati, invalidi, caregiver, lavoratori gravosi), ma è l’unico “ammortizzatore sociale” strutturato. Inoltre, per chi è nel sistema contributivo puro (avviato dopo il 1996), la possibilità di sommare il montante del fondo pensione con quello INPS per raggiungere il requisito di 64 anni e 20 anni di contributi è stata modificata: ora fa fede solo l’importo della pensione pubblica, rendendo più difficile ottenere la pensione anticipata contributiva combinando montanti.
Aumenti per pensionati in condizioni economiche difficili. La legge prevede anche un aumento delle maggiorazioni sociali per soggetti con bassi redditi: **incremento di 20 € al mese (~260 € all’anno) per pensionati con trattamenti minimi e condizioni di disagio economico. È un segnale di supporto, ma rispetto all’aumento dell’età lavorativa e alle crescenti esigenze di reddito può risultare modesto.
Conclusione. Le novità previdenziali della Legge di Bilancio 2026 rappresentano un passaggio importante nel sistema pensionistico italiano. Da un lato si migliora la struttura della previdenza complementare, dall’altro si pongono requisiti più rigidi per accedere alla pensione pubblica e si spinge i lavoratori a orientarsi verso forme di risparmio previdenziale integrativo. Se sei un nuovo assunto, ricordati che dal 1° luglio 2026, il TFR potrebbe andare automaticamente al fondo pensione se non scegli diversamente.
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