Dal pensiero nasce l’azione. L’unica cultura che conosco è quella delle idee che diventano azione (E. Pound)
- Ennio De Luca
- 14 ago 2025
- Tempo di lettura: 10 min
Per decontaminare il nostro cervello dal pregiudizio e da ogni interesse estraneo al bene comune, dovremo partire dalla filosofia morale. L’etica apre un cielo sopra i cieli, un luogo dove l’umanità intera, per assunto cognitivo, non subisce discriminazioni. È in questo ipotetico ritrovo che dovremo ricavare le direttrici del percorso da intraprendere per raggiungere la felicità, cui tutti aspiriamo. Solo in questo universo primario, si può ignorare ciò che è pregiudizio, faziosità e interesse personale per concentrarsi sull’idea che più si avvicina all’equilibrio collettivo, al bene comune e ai potenziali valori e principi di riferimento universale.

Solo in quel cielo prenderanno corpo, doverosamente incasellate, le diverse prospettazioni del divenire umano, le condizionalità del vivere in armonia con il creato e le sue creature secondo le diverse sensibilità, tutte da apprezzare con la medesima attenzione. Sarà poi il dispiegarsi dei fatti e non l’abilità delle narrazioni a determinare il successo. Libertà e responsabilità saranno precondizioni necessarie per garantire l’esistenza di una società autodeterminata un binomio che si rafforza con l’istruzione e lo spirito critico, le chiavi che liberano il cervello dalla dittatura del pensiero unico. Oggi, nel contesto della civiltà occidentale, questa fonte è oscurata e manipolata. Viviamo uno dei periodi più tragici della storia dell’uomo.
L’accelerazione storica decollata con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 aveva consacrato libertà fondamentali come dignità, uguaglianza, libertà personale e di pensiero. Poi, lungo l’Ottocento, con la Rivoluzione Industriale, emergeva la consapevolezza della dimensione sociale dei diritti: i lavoratori sfruttati iniziavano a mobilitarsi per rivendicare sicurezza sociale, lavoro dignitoso e protezione contro l’abbandono in caso di malattia o disoccupazione. La nascita del “nuovo diritto internazionale” con la Carta delle Nazioni Unite (1945) dichiarava spavaldamente che i diritti umani dovevano estendersi a tutti gli individui e a tutte le comunità intermedie a livello globale. Ancora di più, nel 1948, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani stabiliva un codice condiviso tra le nazioni, fondato sulla volontà comune del dopoguerra di prevenire nuovi orrori. Senza declinare ulteriormente le dichiarazioni dei rappresentanti del popolo, sempre più avulse dalla verità dei fatti, oggi stiamo inspiegabilmente riprecipitando nel passato, forse in attesa di qualche tragedia cosmica capace di rigenerare, nella disperazione, nuovo equilibrio e progresso. Ciò che appare alle menti non offuscate dalle Pasquine narrazioni di una comunicazione al servizio di interessi palesemente elitari (i media tradizionali - tv, giornali e radio - e le piattaforme digitali -Google, Meta, X Corp, ByDance, Microsoft, Apple che controllano e manipolano l’informazione sono concertati nelle mani di 10 famiglie di grandi famiglie di potentati) è solo un mondo ostile alla vita, alla felicità, all’equità e alla partecipazione e distribuzione democratica e solidale delle risorse del creato. La motivazione, come verremo meglio a breve, è al tempo stesso trascendente e subliminale, tanto assurda quanto assorbita da menti manipolare e deprivate del pensiero critico - comparativo razionale. Una serie di avvenimenti impatta sull’intero scibile dei diritti umani, una via ricercata per ridefinire un nuovo ordine mondiale. Il contesto si nutre e sostiene di tensioni geopolitiche, crisi climatiche, conflitti incoerenti, restrizioni ingiustificate delle libertà primarie, controllo sociale, iniezioni di paura, pandemie, migrazione incontrollata e finalizzata a rompere i legami sociali e la tradizione identitaria dei popoli, politiche economiche orientate a trasferire ricchezza dal basso verso l’alto (a favore delle big companies), disuguaglianze volutamente occasionate dall’esplosione del debito pubblico socialmente improduttivo (finanziamento delle armi, promozione del Green Deal, delle politiche vaccinali …) a cui corrisponde la contrazione del debito sociale, economicamente moltiplicativo e democraticamente produttivo (sanità, istruzione, previdenza, scuola, protezione sociale …) .
C’è chi, in tutto questo caos relativista, intravede una riproposizione, elevata a potenza, del vecchio sistema feudale. In effetti le grandi disuguaglianze sociali di allora (assai più marcate oggi di quelle di un tempo) sono il primo indicatore: Le large families della finanza speculativa e i manipolatori dell’informazione (come un tempo i nobili e il clero) detengono un potere pressoché assoluto, mentre il resto della popolazione (Noi, come i contadini vissuti tra il IX e il XIII secolo) è deprivata di ogni autorità e diritto. I nostri organi rappresentativi (ad iniziare dai partiti politici) si sono trasmutati in conventicole di maggiordomi al servizio delle tecnocrazie, per lo più transnazionali, organismi non eletti dal popolo (U.E., Banche Centrali, Corti di Giustizia , Forum di Davos, ASPEm, Club Birdelberg, Commissione Trilaterale, OMS, OMC/WTO, OCSE, ONU, FMI… solo per elencarne alcune), Erosi i diritti sociali anche quelli civili (diritto alla vita, alla sicurezza, alla libertà di espressione, alla libertà di movimento, all’intangibilità del proprio corpo…) sono sotto continuo attacco. L’economia (ad eccezione di quella finanziaria) sta precipitando a livello di sussistenza e la forbice sociale marca sempre di più la differenza tra super ricchi e poveri/quasi mendicanti (la classe media sta scomparendo). Se un tempo la dipendenza dalla religione costituiva lo strumento principe di controllo delle masse, oggi al posto di Dio troviamo le famiglie autoproclamatesi dei “nuovi creatori”. Qui vale la pena soffermarci perché quelli che alcuni, non irragionevolmente, chiamano, “I Padroni del Mondo” stanno giustificando la loro inaccessibile collocazione sociale, ricorrendo addirittura alla cosmologia gnostica, di Valentiniana memoria, dove gli esseri umani si declinano in tre categorie ontologiche. Non sorridete perché questa panzana è alla base della giustificazione che colloca questa razza bastarda al vertice dell’esistenza umana e la autorizza ad esercitare un potere di vita e di morte sul resto dalle popolazione (si documentino coloro che non credono a queste parole, perché i nuovi unti del signore non si vergognano di annotarlo nei loro appunti, facilmente reperibili per chi ha sete di verità e non rinuncia a combattere per le cause giuste)
Partiamo con la prima categoria ontologica (siete tutti Voi che leggete ed io che scrivo), quella degli Ilici (il 99% dell’umanità - "hyle" = materia), uomini materiali, attaccati al mondo sensibile e ai desideri, soggetti privi della scintilla divina, inutile carne da macello (da qui nascono le teorie del depopolamento, dalle vaccinazioni sperimentali africane e sudamericane alle vaccinazioni Covid 19, dalle politiche genderiste, all’attacco alle industrie – a dir loro inquinanti - agricole e di allevamento …), Gli Ilici sono esseri subumani da manipolare senza rimorso perché privi di speranza di salvezza. La seconda categoria è quella degli Psichici (psychikoi) creature che possiedono un’anima, provano emozioni e hanno la possibilità di elevarsi spiritualmente pur non possedendo la scintilla divina. La categoria racchiude e contempla i servi fedeli dei pneumatici, chiamati a sostenere gli illuminati nel lavoro sporco di pulizia degli Ilici e nella loro scalata verso l’uno Dio. Per chi ci chiede il fenotipo degli elementi di questa categoria, pur non disponendo (non si sono spinti a tanto nelle loro pubblicazioni) di un elenco della gens mediana possiamo intravederlo in tutti i personaggi dell’alta politica e dell’economia internazionale che, in barba alla volontà e agli interessi dei popoli, propongono e realizzano politiche organiche alla cupola universale dei (chiamiamoli pure così) padroni del mondo. E arriviamo finalmente ai Faraoni del 21 secolo: ** I Pneumatici (Pneumatikoi = spirito) Queste creature si autodefiniscono esseri spirituali per eccellenza avendo in sé la scintilla divina. La loro salvezza è inevitabile, perché tornano alla Pienezza (Pleroma) da cui provengono. Solo loro possono e devono governare il mondo. C’è solo un problema: Dio, evidentemente, si è dimenticato di conferire loro i poteri del Regno, la forza per sbarazzarsi della plebaglia che inquina e infastidisce l’impero, talché devono appoggiarsi agli utili idioti (gli psichici) per fare pulizia degli Ilici. Da questa fantasiosa suddivisione ontologica, priva di ogni razionalità, condita dall’atavica paura che nel corso dei secoli ha permesso al potere temporale e alle guide religiose di governare l’uomo senza bussole morali, il destino dei più è segnato. Il risultato è quasi raggiunto: All’orizzonte già s’intravede l’uomo del futuro, un atomo senza convinzioni profonde, senza criteri etici stabili a cui riferirsi, senza legami affettivi, senza il fuoco di una famiglia, senza empatia, isolato con la sua tastiera in una stanza di pochi metri quadrati pronto al gesto fatale: la tanto raccomandata eutanasia (la dolce morte). Gli Ilici formano il loro pensiero attingendo dalla realtà virtuale che gli viene proposta, si nutrono dalla fonte che li vuole docili schiavi, vittime del loro spirito gregario, convinti della loro incapacità di autogovernarsi. Del resto c’è si propone di farlo per loro (governarsi costa fatica) addirittura di sostituirsi a Dio (approfondite il tema del transumanesimo) e che in assenza dei giustizieri di un tempo (il mestiere perduto degli anarchici) non diventa più, come dovrebbe, carne di porco.
Mi sono soffermato su questi aspetti perché, nella loro apparente assurdità, riescono ad attraversare immuni i secoli e a trovare sempre miliardi di idioti capaci di bersi qualsiasi panzana.
La cosa più inquietante di questa realtà fattuale, se la chiedeva già nel XVI secolo il filosofo Etienne de La Boétie (1530-1563) nel suo celebre discorso sulla servitù volontaria è: Come può un solo tiranno comandare su un popolo intero, se il popolo non acconsente? Il punto centrale del suo ragionamento era che il potere del tiranno non deriva solo dalla forza, ma dal consenso o meglio dalla passività dei governati. Secondo Lui, per liberarsi non serviva neppure combattere, bastava semplicemente smettere di obbedire. Ma le persone si abituano alla dominazione, la considerano normale e finiscono addirittura per difenderla. Il potere, poi, si regge su una catena di complicità. Il tiranno si circonda di pochi fidati – che oggi abbiamo identificato negli psichici- che a loro volta attraggono altri sottoposti, creando una rete di interessi che mantiene l’obbedienza.
L’abitudine è la catena più solida. Chi nasce sotto un sistema oppressivo non immagina neppure che la libertà sia possibile. Come dargli torto? Tutto tragicamente torna!
Uscire dall’inferno
Le condizioni per attivare energie positive dal circuito etico, allo stato attuale e nell’immediato futuro, sono lontane dal realizzarsi mentre il gregge è sempre prono al sacrificio come ci ricorda ancora la storia, questa volta eloquentemente sintetizza dal pensiero di Arthur Schopenhauer “In tutti i tempi e in tutti i paesi la grande massa trova assai più facile accattivarsi il cielo con le preghiere che non meritarlo con l’azione”. La storia non segue un andamento ideale, democratico, a scriverla sono i fatti e i fatti sono sempre monopolio di minoranze generalmente autoritarie ed utilitariste. Nel secolo in corso le cose sono perfino peggiorante; tecnologia e concentrazione smisurata della ricchezza hanno generato dei gruppi di potere economico e finanziario che, come abbiamo visto, non si vergognano perfino di sostituirsi a Dio, imperando illimitatamente e fuori da ogni regola.
Eterogenesi dei fini.
Quando un’azione produce un risultato diverso da quello desiderato, entriamo in quella che viene definita “eterogenesi dei fini”. Quanti uomini pensano di agire nel proprio interesse, in quello del gruppo sociale o della comunità locale o nazionale in cui vivono, mentre, inconsapevolmente, lavorano per il re di Prussia? Non solo sono in tanti, sono anche la maggioranza. Abituati a focalizzarsi sul dito non vedono la luna, I manipolatori del consenso offrono un ragionamento viziato ab origine. Pensate ai richiami esortativi alla donazione. Il neretto (mi sia consentita questa espressione che non vuole essere denigratoria) africano che muore di fame, il malato che non si può curare perché l’intervento ha costi proibitivi, la necessità di finanziare la ricerca e consentire ai poveri, ma meritevoli, di studiare. In un mondo di esseri consapevoli, un cervello razionale, educato alla verifica dei fatti e non condizionabile dai sofisti della comunicazione, dovrebbe chiedersi: Perché esistono ancora questi problemi con tutta la ricchezza alimentare e finanziaria che gira nel mondo? Esiste anche un altro rimedio, più immediato, funzionale e magari anche socialmente percorribile? Si, e la risposta arriva subitanea dalla rivista statunitense Forbes che ci riferisce, candidamente, che solo dimezzando il patrimonio dei primi 10 Peperoni della terra (Jeff Bezos, Bill Gates, Warren Buffet, Beranrd Arnault, Louis Vuitton, Zuckerberg, Amancio Ortega, Carlos Slim Hù, i fratelli Charles e David Koch, Larry Ellison) si potrebbe sfamare ed acculturare l’intera popolazione mondiale; un’operazione sicuramente indolore per i pneumatici del XXI secolo. E allora, perché non sposare questa soluzione? I Paperoni pare siano perfino d’accordo. Leggendo le loro pubblicazioni apprendiamo che anelano a sollevare l’umanità dal problema della fame e del lavoro. Le Fondazioni, le università, i centri di ricerca e i salotti culturali che finanziano non sono forse nati per questo? Ebbene, aiutiamoli nell’intento, perché o ignorano la più semplice ed immediata delle soluzioni o ci stanno ingannando
Tra i valletti del re illusionista e i rappresentanti del popolo, scegli da che parte stare
La sindrome di Stoccolma è uno stato di dipendenza psicologica/affettiva di chi ha subito dei maltrattamenti. Si caratterizza con l’insorgere di un sentimento positivo, sottomissivo e solidale della vittima nei confronti del carnefice; un vero inferno mentale che si manifesta anche con il rinunciare a difendere i propri valori e diritti. In questo caso è anche un atto di codardia e un vulnus sociale; una breccia che si apre alla penetrazione dell’arroganza. La libertà come tutti i diritti inviolabili o intangibili è una dote del sacrifico rivoluzionario, onorata e difesa con fiumi di sangue. La debolezza di uno si ripercuote su tutti
Ai miei tempi, sin dai primi anni di scuola, l’insegnante di educazione civica ci istruiva al rispetto della Costituzione Italiana, il primo riferimento regolatorio della vita comunitaria. I valori e i principi espressi in Costituzione sono, ancora oggi, condivisi con entusiasmo da tutte le formazioni politiche. Vale la pena ricordare che la Costituzione non è stata scritta per difendere i privilegi ma per aiutare ed emancipare i più deboli e sfortunati. In altre parole, come tutte le leggi democratiche, anch’essa è pensata a difesa degli svantaggiati, notoriamente destinati ad una vita più difficile. Leggendo la nostra costituzione, scritta in un buon italiano, nel 1948 l’analfabetismo era ancora pregnante, impariamo a giudicare l’operato delle persone, di quelle che ci vivono accanto e, soprattutto, di quelle a cui abbiamo affidato la direzione del Paese (città, provincia, nazione). La bussola della Costituzione è la lente che ci permette di capire se i nostri rappresentanti fanno il nostro interesse o lavorano per il re di Prussia,
Ebbene, anche un apprendista raccoglitore di pomodori può capire che la costituzione, tanto declamata dai venditori di fumo che frequentano, per fare qualche esempio, il Quirinale, Montecitorio, Palazzo Madama o Palazzo di Giustizia, è stata tradita e con essa il suo popolo. Gli italiani però, e cosa più grave le stesse Organizzazioni Sindacali, non sembrano interessarsi molto alla carta costituzionale, commettendo un errore piuttosto grave: conformano la politica sindacale anziché al modello sociale della costituzione, cui potrebbero legittimamente appellarsi, a quel paradigma ultraliberale che proprio l’afflato rivendicativo della prima legge dello stato voleva combattere insieme a qualsiasi rigurgito classista.
Purtroppo, nel secolo del dollaro, la libertà, la dignità, l’onore, l’onestà, l’amicizia, il cameratismo, come l’acqua e l’aria non avendo un controvalore monetario, non interessano alcuno. Eppure la libertà ci rende felici, la salute ci libera dai cattivi pensieri e l’amicizia ci affranca dalla solitudine.
Ritorneremo e approfondiremo ancora questi temi anche se i tempi non sono maturi per sperare in una imminente primavera dell’uomo




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