Dipendenti e pensionati: Forse in arrivo una tredicesima detassata e un Natale (per qualcuno) un po’ più ricco
- azionesindacalefvg
- 14 ott 2025
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Nel quadro della prossima legge di bilancio, il Governo italiano sta valutando un insieme di misure finalizzate al rafforzamento del reddito disponibile da lavoro, con particolare riferimento ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Tra gli interventi prospettati, merita attenzione la proposta di rimodulazione del carico fiscale gravante sulla tredicesima

mensilità, ( tredicesima detassata) misura che – se attuata – potrebbe determinare effetti non trascurabili sia sul piano redistributivo, sia sul versante macroeconomico, agendo sul potere d’acquisto delle famiglie in un periodo cruciale dell’anno. L’iniziativa si colloca all’interno di una più ampia strategia di defiscalizzazione del lavoro, già sperimentata in altri ambiti, come quello dei premi di produttività, degli straordinari e del lavoro festivo. Tuttavia, la peculiarità della tredicesima mensilità, in quanto voce retributiva ordinaria ma fiscalmente svantaggiata, solleva questioni di particolare rilevanza, anche in rapporto ai principi costituzionali di equità e capacità contributiva.
Il regime fiscale attuale: natura e criticità. La tredicesima mensilità, prevista per i lavoratori subordinati (sia del settore pubblico che privato) nonché per i pensionati, rappresenta una componente stabile e ricorrente della retribuzione. Tuttavia, a differenza delle mensilità ordinarie, essa non beneficia delle detrazioni per lavoro dipendente o per pensione, determinando un aggravio fiscale proporzionalmente più elevato. Dal punto di vista impositivo, tale mensilità è assoggettata a contributi previdenziali e a IRPEF secondo il sistema a scaglioni (dal 23% al 43%), senza alcuna specifica agevolazione. La conseguenza è una riduzione significativa del netto percepito, con effetti distorsivi, sia sul piano dell’equità orizzontale tra diverse voci retributive, sia rispetto al principio di progressività sancito dall’art. 53 Cost.
Le ipotesi di intervento: opzioni allo studio. Secondo quanto emerso da fonti governative e da prime anticipazioni della stampa specializzata, il Governo starebbe valutando tre scenari alternativi per alleggerire il prelievo fiscale sulla tredicesima: **Esenzione totale dall’IRPEF, con mantenimento del solo prelievo contributivo (circa 9,19%). Si tratterebbe della soluzione più favorevole per il contribuente, ma anche quella più onerosa per l’erario;
Applicazione di un’imposta sostitutiva al 10%, sul modello previsto per i premi di risultato ex D.lgs. n. 175/2014. Tale ipotesi offrirebbe un compromesso tra beneficio individuale e sostenibilità finanziaria, risultando più facilmente attuabile sotto il profilo tecnico-operativo; Rimodulazione della seconda aliquota IRPEF, mediante riduzione dal 35% al 33% e ampliamento dello scaglione fino a 60.000 euro di reddito annuo. L’intervento, pur meno incisivo sulla mensilità aggiuntiva, determinerebbe effetti redistributivi più ampi e strutturali.
Simulazioni e impatto redistributivo. Una simulazione riportata dalla stampa nazionale ci consente di valutare l’effetto netto delle prime due ipotesi su diverse fasce di reddito annuo lordo:
Reddito annuo lordo | Aumento netto con esenzione IRPEF | Aumento netto con imposta sostitutiva al 10% |
20.000 € | +321 € | +182 € |
28.000 € | +450 € | +254 € |
35.000 € | +856 € | +611 € |
50.000 € | +1.222 € | +873 € |
60.000 € | +1.802 € | +1.383 € |
Queste le ipotesi. Permangono, tuttavia, diverse criticità sul piano della sostenibilità finanziaria e dell’equilibrio del sistema tributario. Ogni punto di riduzione del prelievo comporta minori entrate per l’erario, stimabili in miliardi di euro, con conseguenti esigenze di copertura che potrebbero riflettersi su altre voci di spesa pubblica o su altre categorie di contribuenti. Inoltre, l’adozione di regimi differenziati di tassazione per singole voci retributive – già oggi frammentata tra detrazioni, deduzioni e imposte sostitutive – rischia di accentuare la complessità e l’asimmetria del sistema fiscale italiano, con ricadute anche sul piano della certezza del diritto e della parità di trattamento. Da un punto di vista più propriamente lavoristico, il tema si interseca con quello della valorizzazione del lavoro subordinato, e in particolare della sua componente ordinaria, non legata a straordinarietà o a produttività. La scelta di alleggerire il carico fiscale sulla tredicesima potrebbe rappresentare una svolta concettuale, riequilibrando l’attenzione normativa verso la retribuzione fissa, e non solo verso le sue componenti variabili.




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