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Il riconoscimento degli accomodamenti ragionevoli per i caregiver.  Evoluzione normativa e giurisprudenziale 

6 lug
Tempo di lettura: 5 min

L’assistenza a un familiare non autosufficiente rappresenta una dimensione essenziale della solidarietà familiare e sociale, ma comporta, al contempo, rilevanti ripercussioni sull’equilibrio personale e professionale del soggetto che presta la cura. In tale contesto si colloca la figura del caregiver familiare, ossia colui che, in forza di un legame affettivo o di parentela, si fa carico in modo continuativo delle esigenze di una persona con disabilità o in

condizioni di non autosufficienza. Questa funzione, pur radicata nella sfera privata, assume oggi un rilievo giuridico crescente, imponendo al legislatore e alla giurisprudenza di individuare strumenti idonei a garantire un adeguato bilanciamento tra esigenze lavorative e responsabilità di cura. In tale prospettiva, il principio degli accomodamenti ragionevoli per i caregiver si è progressivamente affermato quale fulcro delle politiche di inclusione e non discriminazione. Il riconoscimento degli accomodamenti ragionevoli trova il suo primo fondamento nell’art. 2 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con L. n. 18/2009. Tale disposizione definisce gli accomodamenti come modifiche e adattamenti necessari e appropriati, che non impongano un onere sproporzionato, finalizzati a garantire alle persone con disabilità il pieno godimento dei diritti su base di uguaglianza. In ambito europeo, la direttiva 2000/78/CE istituisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro, imponendo agli Stati membri l’obbligo di prevedere accomodamenti ragionevoli per i lavoratori con disabilità (art. 5). Tale obbligo si collega al principio generale di non discriminazione sancito dall’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La giurisprudenza della Corte di giustizia ha progressivamente ampliato la portata di tali principi. In particolare, con la sentenza C-38/24 dell’11 settembre 2025, la Corte ha adottato un’interpretazione evolutiva del concetto di discriminazione, riconoscendo che gli accomodamenti ragionevoli possono estendersi anche ai lavoratori caregiver. Tale approccio si inserisce nel cosiddetto modello sociale della disabilità, che considera la disabilità non solo come una condizione individuale, ma come il risultato dell’interazione tra limitazioni personali e barriere ambientali e organizzative. Ne deriva che il pregiudizio subito dal caregiver, pur non essendo egli stesso disabile, può integrare una forma di discriminazione indiretta, qualora l’organizzazione del lavoro non tenga conto delle esigenze connesse all’assistenza.


L’evoluzione normativa interna: verso una tutela sistemica. Nell’ordinamento italiano, la tutela dei caregiver si è sviluppata inizialmente in modo frammentario, attraverso istituti quali i permessi e i congedi previsti dalla L. n. 104/1992 (artt. 33 e ss.), nonché le misure introdotte dal D.lgs. n. 151/2001. Un significativo passo avanti si è registrato con il D.lgs. n. 62/2024, attuativo della riforma della disabilità, che ha rafforzato il ruolo degli accomodamenti ragionevoli nei contesti lavorativi. In particolare, l’introduzione dell’art. 5-bis nella L. n. 104/1992 ha fornito una definizione normativa di accomodamento ragionevole, qualificandolo come l’insieme di misure necessarie, pertinenti e appropriate, da adottare in relazione al caso concreto, tenuto conto delle risorse disponibili e dell’assenza di oneri sproporzionati. Tale intervento normativo si colloca in linea con gli obblighi europei e internazionali, ponendo le basi per un’applicazione più ampia e flessibile del principio anche a favore dei caregiver. Ulteriori riferimenti normativi rilevanti sono rappresentati dall’art. 2087 c.c., che impone al datore di lavoro l’obbligo di tutela dell’integrità psicofisica del lavoratore; dal D.lgs. n. 216/2003, di attuazione della direttiva 2000/78/CE, che vieta le discriminazioni dirette e indirette in ambito lavorativo; dal D.lgs. n. 105/2022, che ha recepito la direttiva (UE) 2019/1158, introducendo misure a sostegno dell’equilibrio tra vita professionale e vita familiare (work-life balance). 


La giurisprudenza di legittimità: la svolta della Corte di Cassazione n. 9104/2025. In questo quadro evolutivo si inserisce la sentenza n. 9104 del 13 aprile 2025 della Corte di Cassazione, che rappresenta un approdo significativo nella tutela dei lavoratori caregiver. La Suprema Corte ha affermato un principio di diritto di particolare rilievo: la discriminazione indiretta può configurarsi anche nei confronti del lavoratore che subisce un pregiudizio a causa dell’assistenza prestata a un familiare con disabilità. Tale affermazione si pone in linea con l’orientamento della Corte di giustizia e ne recepisce l’impostazione sostanziale. Il caso concreto🡪 La vicenda riguardava una dipendente di ATAC, madre di un figlio con disabilità, la quale aveva richiesto l’assegnazione stabile al turno mattutino per esigenze di cura. I giudici di merito avevano respinto la domanda, ritenendo che la lavoratrice avesse già beneficiato di adeguate agevolazioni. La Corte di Cassazione ha censurato tale decisione, evidenziando plurimi profili di criticità: **Inadeguata valutazione della stabilità dell’esigenza di cura: la Corte ha sottolineato che, in presenza di una disabilità permanente, le misure di accomodamento non possono essere meramente temporanee, ma devono avere carattere strutturale.  Erroneo parametro comparativo: i giudici di merito avevano limitato il confronto ai lavoratori disabili diretti, trascurando la specificità della posizione del caregiver. La Cassazione ha chiarito che la discriminazione va valutata in relazione alla concreta situazione del lavoratore e non mediante comparazioni astratte.  Mancata considerazione delle soluzioni organizzative disponibili: è stato ritenuto rilevante il fatto che l’azienda avesse già adottato, in altri casi, assegnazioni stabili e turni agevolati, dimostrando l’esistenza di margini organizzativi idonei a soddisfare la richiesta. Dalla pronuncia emergono alcuni principi destinati ad incidere in modo significativo sulla prassi applicativa: 1. Estensione della tutela antidiscriminatoria ai caregiver. La protezione contro le discriminazioni non riguarda solo i lavoratori disabili, ma anche coloro che, per ragioni di assistenza, si trovano in una posizione di svantaggio. 2. Obbligo di accomodamenti ragionevoli effettivi e stabili. Il datore di lavoro è tenuto ad adottare misure concrete e durature, proporzionate alle esigenze di cura, salvo il limite dell’onere sproporzionato. 3. Divieto di assimilazione di situazioni diverse. Trattare in modo identico situazioni differenti può integrare una forma di discriminazione indiretta. 4. 

Rilevanza del dialogo cooperativo. Il datore di lavoro deve valutare le proposte del lavoratore, incluse eventuali soluzioni alternative (quali il mutamento di mansioni), in un’ottica di leale collaborazione. 


Le nostre conclusioni. L’evoluzione normativa e giurisprudenziale esaminata evidenzia un progressivo riconoscimento del ruolo sociale del caregiver e delle esigenze ad esso connesse. Il passaggio da una tutela frammentaria a un sistema fondato sugli accomodamenti ragionevoli segna un cambiamento paradigmatico: dalla mera concessione di benefici si passa all’obbligo di rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena partecipazione del lavoratore alla vita professionale. La giurisprudenza di legittimità, in dialogo con quella europea, contribuisce a delineare un modello di organizzazione del lavoro più inclusivo e attento alle esigenze della persona, in cui la flessibilità non rappresenta un’eccezione, ma uno strumento ordinario di attuazione del principio di uguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, comma 2, Cost. Resta tuttavia centrale il tema del bilanciamento tra diritti del lavoratore e esigenze organizzative dell’impresa, affidato a una valutazione caso per caso. In tale ambito, il criterio dell’“onere sproporzionato” continua a rappresentare il limite principale all’obbligo datoriale, imponendo un’analisi concreta delle risorse disponibili e dell’impatto delle misure richieste. In definitiva, il riconoscimento degli accomodamenti ragionevoli anche in favore dei caregiver costituisce un passo decisivo verso un diritto del lavoro più equo e inclusivo, capace di rispondere alle trasformazioni sociali e alle nuove esigenze di conciliazione tra vita privata e professionale.


Conoscere i propri diritti è importante ma, ancora di più, è esercitarli nel modo corretto. I dirigenti di Azione Sindacale Udine garantiscono ai propri iscritti una tutela gratuita, qualificata e tempi di attesa che non superano, nella peggiore delle ipotesi, le 48 ore. 

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