La Legge 104 è una conquista sociale e il caregiver, sua manifesta espressione, ha diritto ad una tutela adeguata
- azionesindacalefvg
- 22 lug 2025
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La Legge 104/1992 non è solo un provvedimento normativo, è una conquista sociale, seppure i diritti che sprigiona vengano, in azienda, spesso ignorati o aggirati. Ai dirigenti aziendali, sempre più vocati alla ricerca del giovane atletico, carino, resiliente e magari anche un po’ allocco, ci pensa la Corte di Cassazione. La vicenda riguardava un lavoratore che da vent’anni faceva turni a ciclo continuo e che, usufruendo della legge 104, assisteva la moglie gravemente invalida. Quando la dirigenza ha soppresso il suo ruolo, gli è stato proposto un nuovo incarico con orario a doppio turno, incompatibile con le sue esigenze familiari.

Al suo rifiuto, è stato licenziato. Ebbene, la Cassazione (sentenza 18063/2024) non ha approvato la scelta affrettata del dirigente aziendale perché l’azienda non può licenziare un lavoratore che usufruisce della 104 senza aver provato davvero tutte le alternative possibili. Questo dovere ha un nome preciso: si chiama (ne abbiamo già parlato) repêchage, ovvero il tentativo di “ripescare” il lavoratore prima di arrivare al licenziamento. E non è una formalità. L’azienda deve dimostrare, documenti alla mano, di aver analizzato ogni possibilità, anche con demansionamento o spostamento di reparto, pur di consentire al dipendente di conciliare lavoro e assistenza. Nel caso in questione, la Corte di Cassazione ha rilevato che l’azienda aveva continuato ad assumere altri lavoratori con lo stesso orario precedente con ciò palesemente dimostrando che una posizione compatibile esisteva eccome, ma è stata negata al caregiver, in violazione dei principi di correttezza e buona fede. Questa sentenza, è bene saperlo, 🡪 ha un peso enorme per tutti i lavoratori che si trovano nella stessa situazione. Non si tratta di una semplice vittoria individuale, ma di un precedente giuridico che potrà essere richiamato in casi simili. Il messaggio della Cassazione è chiaro: le esigenze organizzative dell’azienda non possono cancellare i diritti del lavoratore fragile. Un tanto non significa che il caregiver sia inamovibile ma ciò è possibile solo se l’azienda dimostra in modo serio, dettagliato e documentato di non avere altre strade. Non bastano frasi generiche o giustificazioni vaghe. Servono prove concrete che siano state valutate tutte le opzioni, anche quelle più scomode. Il messaggio che traspare è potente🡪 la cura è un valore che merita protezione, anche e soprattutto nei luoghi di lavoro. Chi assiste un familiare disabile non può essere trattato come un peso o un problema da scaricare. Deve invece essere visto come una figura che svolge un compito sociale fondamentale. Questa sentenza è una vittoria di civiltà, che potrebbe cambiare la vita a tanti lavoratori e lavoratrici che ogni giorno lottano per tenere insieme lavoro e cura,




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