La storia si ripete, i protagonisti cambiano, le fregature restano.
- Ennio De Luca
- 30 giu 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 3 lug 2025

Il pensiero occidentale ha iniziato a progredire dentro la cornice del dubbio, dove la verità si attinge per tentativi nella consapevolezza che quella assoluta non si potrà mai raggiungere definitivamente. Lo spirito che da un certo momento della storia ci ha consentito di evolverci più rapidamente di altre civiltà, nasce dal motto “Verum scire est scire per causas”. Il vero sapere è sapere attraverso le cause. Il concetto è chiaro “non ci dobbiamo fermare ad una conoscenza superficiale dei fenomeni, studiati nei loro effetti, ma dobbiamo risalire alle loro cause e analizzarli attraverso di esse”.
Questa è la mentalità scientifica, tutto il resto è fede o imbroglio. Senza la verità l’uomo non coglie il senso della vita e si abbandona alla schiavitù dell’inganno. Per Aristotele la verità poggia sui principi di non contraddizione e del terzo escluso. Un enunciato o è necessariamente vero o è necessariamente falso e non ha mai la giustificazione della propria verità in sé stesso. Quando affermiamo che qualcosa è vero gli stiamo conferendo una proprietà che non può essere resa con nessun altro termine e, attenzione, per quanto paradossale possa sembrare, il primo fine della verità è essere funzionale al dubbio. Il più antico modo di verificare la verità è stato quello della corrispondenza. Il falso sta nel dire che quello che è, non sia, e quello che non è, sia; e il vero nel dire che quello che è, sia, e quello che non è, non sia». La teoria è piuttosto semplice e intuitiva: la proposizione “oggi piove” è vera solo se ciò corrisponde allo stato di cose della realtà, dunque se effettivamente oggi piove. Un altro modo per stabilire il concetto di verità è il coerentismo, un termine altrettanto intuitivo “La verità di un enunciato deriva dal rapporto di coerenza che l’enunciato ha con le altre verità note”. Ovviamente note a Noi e qui nasce l’insidia del metodo.

C’è anche ci sostiene, pragmaticamente, che bisogna pensare al vero come a ciò che è utile; una proposizione vera è una proposizione che ha “successo” Questo ragionamento trascura i destinatari della presunta utilità. In questo caso la verità si mescola incoerentemente con l’etica, la politica, la democrazia e gli interessi dei gruppi elitari condizionanti. Per trovare una spiegazione più totalizzante sul tema, c’è chi sostiene che la verità è “ciò che non è nascosto” o meglio, “ciò che è disvelato”. La verità non è altro che il disvelamento dell’essere che si dischiude all’uomo. Quello che è certo, conclusivamente, è che la verità è molto difficile da rinchiudere in uno schema rigido di definizioni e teorie. Nell’età dell’inganno planetario, per verificare ciò che è falso rispetto al vero o quanto meno smascherare le bugie più grossolane, possiamo ricorrere alla lettura di qualche brano di “Propaganda”, l’arte della manipolazione dell’opinione pubblica, un saggio del 1928 scritto da Edward Bernays, pioniere dell’arte propagandistica in senso moderno. Bernays si sofferma sulla verità pilotata per condizionare l’opinione pubblica e il sentimento della popolazione. Il maestro dell’inganno ci ricorda quanto poco valore riserviamo alle verità scientifica (La scienza è un metodo per arrivare a conseguire verità che sono storicizzate, vere fintantoché non intervengono nuove e più aggiornate verità che riescono a tener conto della complessità del fenomeno. La scienza progredisce con le contraddizioni. Quando uno scienziato si imbatte in una contraddizione ciò gli permette di fare un passo in avanti e compiere progressi reali) e quanto affidamento serbiamo invece a chi, dopo aver condizionato il nostro intelletto, ci offre la più attesa e desiderata delle soluzioni. Tra gli strumenti più funzionali all’imbroglio Bernays ci suggerisce la tecnica del linguaggio, la reiterazione del concetto, la costante della paura e della salvazione e la solidarietà di gregge. Vediamo alcuni esempi di attualità. Anni 2020/2022. Per punturare l’umanità riottosa al siero salvifico, la comunicazione istituzionale ha definito vaccino (un termine rassicurante, evocativo, necessario, e ricordiamo anche una sostanza che doveva immunizzare ed evitare il contagio) un siero che era ed è una terapia genica, badate bene, una terapia genica per ammissione scientifica della stessa industria del farmaco. L’inganno era alla base della campagna vaccinale (nel linguaggio). Un altro esempio. L’apparato comunicativo continua a definire pandemia (un termine associato alla paura, alla morte e all’emergenza), un fenomeno che forse tale non era neppure all’origine ma che sicuramente non lo è ora, essendosi trasformato in una sorta di banale raffreddore (tecnica del linguaggio). In ambito bellico (proseguiamo con gli esempi) il codice guerrafondaio ha seguito la sponda libertaria ed umanitaria. Nascono, così le proposizioni “Facciamo la guerra per portare la pace”, “Bombardiamo i nemici della democrazia e della libertà per assicurare ai popoli soggiogati il diritto di vivere serenamente ed allevare ed educare i loro figli alla pace”. Affermazioni che nascondono interessi facilmente smascherabili usando il pensiero critico ma che, anche grazie alla tecnica della costante reiterazione (Non ti vaccini, ti ammali, muori…. I vaccini anti Covid -19 immunizzano, il protocollo criminale della tachipirina e vigile attesa), hanno suscitato emozioni, drogato le riflessioni ed indotto ad agire secondo i desiderata dei manipolatori. Un’altra arma di eccezionale portata e di successo garantito è quella della paura e della salvazione. Per non bruciare all’inferno o non soffrire troppo in Purgatorio, la chiesa dei secoli bui, vendeva le indulgenze e già allora c’era chi si rovinava finanziariamente per non incontrare Lucifero. Quello che stanno facendo i sionisti israeliani è assai più grave di quello che, sull’altro fronte bellico stanno facendo i russi e con ben più solide argomentazioni, ma i russi sono invasori mentre gli israeliani sono un popolo che si difende, un esempio di democrazia alla quale tutto è permesso, anche stuprare le donne, assassinare i vecchi e sparare a vista ai bambini che si avvicinano ai camion umanitari per procurarsi del cibo. Infine non va trascurata la cosiddetta solidarietà di gregge. Sentirsi parte di un insieme significa non doversi esporre con idee alternative, non esibirsi, non dover dare delle giustificazioni. Vi ricordate la prima domanda del Covid Pensiero: Ma tu, sei vaccinato? Nel gruppo i vigliacchi, che sono sempre la maggioranza, si sentono protetti e coraggiosi. È brutto annotarlo, ma è la verità.
La sincerità fa male ma quando scoprirai la menzogna sarà ancora peggio. Gli schiavi delle piantagioni brasiliane di caffè anziché compattarsi e lottare per la loro emancipazione, ad un certo punto si divisero. La frusta del bianco oppressore fu tenera con i resilienti tanto che i mansueti si elevarono alla categoria dei servi. Ad essi il padrone offriva il privilegio di lavorare all’interno della casa mentre i ribelli, sporchi e abbandonati, mangiavano nelle stalle insieme agli animali. La cosa buffa fu che in poco tempo i resilienti iniziarono ad acconciare i propri capelli cercando di assomigliare ai loro padroni, e presero a disprezzare ed umiliare i loro simili. La paura, la divisone delle forze e la mancanza di consapevolezza ritardarono l’affrancamento della razza di oltre un secolo.
La storia si ripete, i protagonisti cambiano ma gli uomini continuano a non capire
Ennio De Luca




Commenti