La vita, prima o poi, ti presenta il conto. In quel momento puoi solo mentire a te stesso
- Ennio De Luca
- 27 giu 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 3 lug 2025
Che il mondo occidentale fosse destinato a perdere la sua forza propulsiva ed attrattiva, lo
aveva già previsto, Samuel P. Huntington nel suo “lo scontro delle Civiltà”.
Quello che il politologo statunitense non aveva immaginato è stato il repentino tracollo del
modello Anglo-Yankees, capofila dell’imperialismo che si era imposto al mondo, e
soprattutto in Europa, attraverso la sua capacità di scatenare violenza organizzata e di
esportare, con la forza, la cosiddetta democrazia dello stato di diritto.
Solo gli affossatori della cristianità occidentale riescono ancora a sostenere che la superiorità dell’Occidente deriva dalla naturale evoluzione dei suoi valori in direzione del bene collettivo e della pace condivisa.

È sorprendente l’ipocrisia con la quale
i giornalisti, i sociologi e i politici europei,
giudicano l’intervento dell’orso russo in Ucraina, diverso da quello a stelle e strisce, non solo più invasivo geograficamente ma anche più aderente al portafoglio dell’economia al
potere.
I messaggeri di Dio del Washington Consensus, del monopolio del dollaro,
dell’imperialismo dell’alta finanza, del controllo della comunicazione (Hollywood,
Facebook) e della tecnologia (Silicon Wally) sono alle corde.
Il mondo sta debordando verso la multipolarità restituendo dignità ed attenzione a popoli di antica stirpe, un contesto che preoccupa il regno dei parassiti della moneta a debito. Come soldati disperati, che non ragionano, i leader occidentali sparano con le cartucce bagnate; dalle sanzioni che puniscono solo i sanzionanti alle granate dell’odio planetario, confezionate con massicce dosi di paura.
La gestione del terrore ha sempre funzionato e agisce straordinariamente quando è favorita dall’abbassamento culturale della popolazione.
La nuova stagione ci presenta un sistema oligarchico con un vertice feroce dove i popoli non decidono più nulla, perché non sanno nulla e perché non sono che una moltitudine di schiavi da sacrificare nel sempreverde altare del potere e del profitto.
Nella tormenta della civiltà declinante, al centro del Mediterraneo, imprigionato nello
stivale, langue il popolo di Dante, un tempo ammirato ed invidiato da tutto il mondo,
oggi sotto il tutoraggio di una banda di estorsori, al servizio dell’interesse straniero.
L’Italia, oggi più che mai, può dichiarare (dalla seconda strofa dell’Inno di Mameli) “Non
siam popolo”.
In effetti, siamo una turba affetta da infantilizzazione cognitiva, un’accozzaglia di eroi da salotto che piangono e si commuovono pensando ai deboli e agli emarginati (i nostri eroi), avulsi dall’attivismo e dall’arditismo del fare.
L’eroe non è il disgraziato che muore per caso, al quale va tutta la nostra cristiana compassione ma l’ardito che si cimenta in battaglia, consapevole del rischio che corre al prezzo della vita.
Domandiamoci: Le istituzioni ci rappresentano? Si piegano al volere popolare? Fanno il
nostro interesse? Se la risposta è no, qualcosa non torna e si chiama democrazia
(governo del popolo), una parola tanto sbandierarla quanto dimenticata dagli epigoni di
Garibaldi, governati da saltimbanchi bipolari travestiti da statisti.
Riprendiamoci la piazza.
Pare che l’imperativo dell’attuale classe dirigente sia quello di
depotenziare fino ad annullare la fisicità del contatto umano, introducendo e valorizzando
la realtà virtuale.
L’incontro corporeo, è bene saperlo, rappresenta l’essenza dell’umanità,
è un dato naturale, divino, empatico.
Anche le parole sono sostituite da simboli ed immagini e sono sempre di meno. Meno parole, meno mondi fantastici e meno argomentazioni espressive. Il potere di oggi, come quello di ieri ambisce al controllo delle menti e per raggiungere questo obiettivo deve atomizzare (dividere, spacchettare, contrapporre) gli individui e semplificare il loro vocabolario espressivo (distruzione dei termini).
Aggregazione, costituzione di gruppi intermedi, discussione e anarchia intellettuale sono gli anticorpi che dobbiamo recuperare per riappropriarci dell’umanità perduta.
Le arti magiche. Non si tratta di tirare in ballo “Dio” ma l’allontanamento dal sacro è un
altro segno del declino della nostra civiltà.
La cultura occidentale è ancora cristiana
(cattolica - ortodossa - protestante) Il sacro, inteso anche laicamente, è la nostra radice
identitaria.
Vi siete mai fermati a contare quante chiese, quanti campanili e quante
campane invadono ancora le nostre strade e scandiscono i momenti della nostra
esistenza?

Sono immagini che fanno parte del nostro mondo, delle nostre tradizioni e della
nostra cultura unificante. Un aspetto dell’attacco al sacro lo riscontriamo osservando il popolo dei “gender”. Il relativismo della loro filosofia favolistica ed impenetrabile rasenta la demenza precoce. Questa mattina mi sento uomo, il pomeriggio, forse sarò una donna e
la notte non escludo di sentirmi un coniglio.
Per la civiltà che declina il femminile era il
vaso, era la madre che conteneva e il maschile era il donativo,
colui che proteggeva.
Questa narrazione, piaccia o meno, ci ha resi forti ed invincibili per molti secoli. Ma la
partita identitaria si è trasferita anche contro l’identità nazionale, un freno all’uniformità
consumistica, insopprimibile esigenza della globalizzazione predatoria. L’attacco al
giornalismo d’inchiesta, le menzogne istituzionali e la riproposizione della paura come
strumento di manipolazione delle masse sono un esempio di attacco al pensiero critico e
all’analisi comparata dei fatti e delle informazioni.
Viviamo in un sistema oligarchico con un vertice feroce.
I popoli non decidono più nulla anche perché non sanno nulla.
Se attendersi il bene è una professione di fede, credo che questa volta anche nostro Signore sia stanco di aiutarci.
Basta manna dal cielo, basta deleghe in bianco. Se esistono i predatori è solo perché esistono predati che si lasciano predare
Ennio De Luca




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