top of page

Le parole, se disgiunte dai fatti, comprano solo chi vale poco; anche se Lui non ci crede


Facta non verba. I latini e prima di loro i greci, diffidavano delle chiacchiere cui non facevano seguito i fatti.  

Le belle parole comprano solo chi costa poco.  I sindacalisti “ninna nanna”. Viviamo immersi in una crisi sempre più simile ad un progetto di ristrutturazione antropologica e sociale dell’umanità. La devastazione valoriale, l’attacco alle tradizioni, l’omologazione culturale, l’iniezione celebrale dell’assurdo (il veleno del politicamente corretto che spinge Disney a vietare ai minori di 7 anni la visione degli Aristogatti, i nani che sono alti 180 cm, i concorsi delle miss aggiudicati a uomini imbellettati, il mazzo di carte rispettoso della parità di genere, il bacio del principe a Biancaneve stigmatizzato perché non sarebbe consensuale…), sono programmi allarmanti ed insidiosi. L’onda dello pseudo buonismo dilagante ha generato anche il sindacalista OGM, il Golia delle chiacchiere e la tartaruga dei fatti.  Sindacalisti fascinati dal mito del “banchiere cortese”, padre nobile degli asserviti e benefattore dell’umanità (ormai leggendaria l’amorevole fotografia che ritrae  Maurizio Landini avvinghiato a Mario Draghi); sindacalisti incolti ed incapaci di cogliere qualsiasi segnale oltre il quotidiano, sindacalisti che giustificano la loro esistenza istituzionale con   programmi di eterno ed inconcludente confronto, sempre diretto ed orchestrato dagli altri. L’attività sindacale, determinata e risolutiva di un tempo, ha ceduto il passo ai comunicati di stigma. Proliferano solo inutili accordi, protocolli che spesso si sovrappongono alla normativa primaria ben più chiara e cogente.  Se nel primo quarto del secolo trascorso, a difendere i lavoratori ci fossero stati i sindacalisti OGM, ci batteremo ancora contro la frusta e le perquisizioni corporali.  


Il dito (il presente) e la luna (il futuro).  Bruciato il presente sarebbe il caso di guardare al futuro.  C’è chi non fa mistero di quello che pensa. Leggendo Klaus Schwab, l’interprete del nuovo modello globale del lavoro, si comprende bene quanto amore l’usurocrazia dominante sia pronta a riversare sull’umanità, ma tanto non basta a chi, ignorando i fatti, pensa ancora che i diritti si difendono con l’obbedienza, la buona educazione, il politcally corret e il rispetto delle regole imposte dagli altri.   Il sindacalismo che difende i monopoli, che    partecipa ai Gay pride, che schiuma per l’Europa dei tecnocrati e che difende la delinquenza migratoria, non può elevarsi a rappresentante del lavoro. 


Sapere è potere ma è anche autodifesa. Consiglio vivamente qualche libro di storia, a condizione che non sia quella “romanzata”.  Negli ultimi 2000 anni, per quanto di certo sappiamo, il potere   ha sempre giocato con l’asso pigliatutto. Sappiamo anche che per contenerlo bisogna costringerlo in spazi angusti; più si dilata, più si burocratizza e più diventa violenza incontenibile. Gli esempi non mancano  così com’è ben  visibile  l’imponente massa gregaria che   accetta la resilienza, che si piega ai ricatti e che  non comprende il disegno perverso della programmazione neurolinguistica palesemente orientata ad educare  alla più acritica e soggiogante obbedienza.


Ma… “Per vincere ci vogliono anche i leoni”. Nessuno può ignorare che di fronte ad un avversario organizzato e temibile si possa vincere schierando una mandria di cavalli zoppi. Servono uomini e donne decisi e coraggiosi. La storia c’insegna (ancora) che le aziende come le nazioni non sopravvivono senza il consenso, le prime, del popolo, le seconde, dei lavoratori.  Negli anni 70 il sindacato impose alla proprietà l’allontanamento di presidenti e amministratori delegati che proponevano di licenziare quote tra il 20 e il 30% delle maestranze (si trattava di lavoratori che avevano partecipato agli scioperi).  I sindacati di allora si ribellarono e i lavoratori li seguirono come dei fedeli legionari, generando una forza invincibile. Alla fine furono i dirigenti ad essere allontanati e non è difficile capire il perché.  


Un appello ai lavoratori.  Il sindacato va riconquistato e ricondotto nell’alveo dei suoi doveri istituzionali. Non innamoratevi del carisma di un capo, innamoratevi, semmai, delle sue idee. L’Italia della seconda repubblica, in politica come nel sindacato, ha partorito   solo controfigure teleguidate da interessi estranei al popolo e al lavoro. I tanti Mago do Nascimento e Vanna Marchi, che i media diuturnamente ci ripropongono, hanno   prima incantato e poi fottuto il loro ingenuo elettorato. Ecco perché dovete scindere e scegliere le idee e non le persone. Le prime difficilmente si corrompono i secondi, quasi sempre.


Fatevi rappresentare dalle persone giuste, sceglietele con diligenza. Accertatevi che i vostri rappresentanti abbiano un trascorso lodevole, dubitate di chi ha servito più bandiere, di chi è in conflitto con i vostri interessi. Un banchiere, un gigante del capitalismo, un rentier, non esaudiranno mai le vostre aspirazioni. Essi sono parte dominante dei vostri problemi. Affrancatevi anche dai simpatici amiconi, sono insostituibili solo al bar. 


Commenti


Non puoi più commentare questo post. Contatta il proprietario del sito per avere più informazioni.
bottom of page