Permesso per donazione di sangue. I diritti del donante e la risposta alle principali domande dei lavoratori
- azionesindacalefvg
- 26 ott 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Ricorda: La donazione di sangue è un diritto che ti permette di assentarti dal lavoro per un ’intera giornata, con stipendio pieno. Donare il sangue è un gesto di grande solidarietà, un atto che può salvare delle vite. La legge tutela in modo forte il lavoratore donatore, riconoscendogli diritti precisi. Tuttavia, non si tratta di un diritto assoluto, ma di una facoltà che va esercitata nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, in un delicato equilibrio con le esigenze organizzative dell’azienda.

La prima domanda che ci viene normalmente posta è la seguente: Qual è l’entità del permesso lavorativo che mi spetta se vado a donare il sangue? La legge è molto chiara e generosa su questo punto. Se sei un lavoratore dipendente e ti rechi a donare il sangue (o emocomponenti), hai diritto ad astenerti dal lavoro per l’intera giornata lavorativa in cui effettui la donazione. La normativa di riferimento (principalmente la Legge n. 584 del 1967 e la Legge n. 219 del 2005) e numerosi Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) confermano questo diritto. Alcuni contratti, come quello per il personale delle scuole FISM, specificano ulteriormente che la giornata di riposo è di 24 ore e decorre dal momento esatto in cui ti sei assentato per recarti al centro trasfusionale. La seconda domanda, per importanza, è: Quante volte al mese posso chiederlo? La legge non fissa un numero massimo di permessi al mese o all’anno. Il diritto sorge in occasione di ogni singola donazione. L’unico limite alla frequenza è di natura sanitaria: sono i protocolli medici a stabilire gli intervalli minimi che devono trascorrere tra una donazione e l’altra, per proteggere la salute del donante. Terza domanda di rito: Il permesso per donazione di sangue è retribuito? La giornata di assenza è interamente retribuita. Il donante ha diritto a percepire la “normale retribuzione”, esattamente come se avesse lavorato (Circolare INPS n. 37 del 03/04/2023). È importante sapere che questo costo, alla fine, non grava sull’azienda. Il datore di lavoro, infatti, si limita ad anticipare la retribuzione in busta paga, ma ha poi il diritto di chiederne il rimborso all’INPS, che lo eroga tramite un conguaglio sui contributi da versare. Inoltre, la giornata di assenza è pienamente valida ai fini pensionistici, in quanto coperta da contribuzione figurativa. Altra domanda tutt’altro che infrequente: Se vado per donare ma vengo giudicato non idoneo devo preoccuparmi? Anche in questo caso, la legge tutela. Se ci rechiamo al centro trasfusionale ma, a seguito degli accertamenti sanitari, veniamo giudicati non idoneo alla donazione, non perdiamo il nostro diritto. La legge garantisce la retribuzione “limitatamente al tempo necessario all’accertamento dell’idoneità e alle relative procedure”. In questo caso, per giustificare l’assenza, dovremo farci rilasciare dal centro un certificato medico che attesti non solo la nostra presenza, ma anche la mancata donazione, la motivazione dell’inidoneità e, soprattutto, l’orario di entrata e di uscita dalla struttura (Circolare INPS n. 29 del 07/02/2017). Continuiamo con le altre domande (le ultime quattro sono tutte di Fabrizio): Devo avvisare il datore di lavoro in anticipo? Sebbene la legge non stabilisca un termine di preavviso specifico (come 24 o 48 ore), i principi generali di correttezza e buona fede, che governano ogni rapporto di lavoro, ti impongono di comunicare la tua intenzione di assentarti con un congruo anticipo. Questo preavviso è fondamentale per permettere al datore di lavoro di organizzare l’attività, di gestire i turni e di provvedere a un’eventuale sostituzione, bilanciando così il tuo diritto con l’interesse dell’azienda alla continuità produttiva (principio affermato, ad esempio, dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sent. n. 818/2016 per permessi analoghi). Il datore di lavoro può negarmi il permesso di donare il sangue? Il datore non può negarti i permessi per la donazione del sangue, non almeno in modo del tutto arbitrario. Il tuo è un diritto. Tuttavia, non è un diritto assoluto e incondizionato. Il datore di lavoro può, in casi eccezionali, chiederti di posticipare la donazione. Questo può avvenire solo se sussistono “esigenze di servizio seriamente ostative” e documentabili, tali per cui la tua assenza in quel preciso giorno causerebbe un “pregiudizio sproporzionato” all’organizzazione aziendale. Il caso pratico del Tribunale di Arezzo. In una sentenza molto chiara (sent. n. 107/2020 del Tribunale di Arezzo), i giudici hanno ritenuto legittima la sanzione disciplinare inflitta a un autista del trasporto pubblico. L’uomo si era assentato per donare il sangue nonostante l’azienda, a causa di una grave e provata carenza di personale proprio in quel giorno, gli avesse chiesto di posticipare la donazione di sole 24 ore. Il giudice ha stabilito che il rifiuto del lavoratore, di fronte a una richiesta di rinvio così ragionevole e motivata, era contrario a buona fede. Cosa succede se il datore di lavoro nega il permesso senza un valido motivo? Se il datore di lavoro ti nega il permesso in modo arbitrario, o se ti comunica il suo diniego troppo tardi (ad esempio, il giorno stesso in cui dovresti assentarti), il suo comportamento è illegittimo. In questo caso, la tua eventuale assenza per effettuare la donazione dovrà essere considerata pienamente giustificata. La Cassazione ha infatti chiarito che la risposta del datore di lavoro a una richiesta di permesso deve essere tempestiva, per non ledere il legittimo affidamento del lavoratore (Cass. Civ., Sez. L, sent. n. 35049 del 14/12/2023). Quali documenti devo presentare al mio rientro al lavoro? Per giustificare l’assenza e permettere al datore di lavoro di ottenere il rimborso dall’INPS, al tuo rientro devi presentare l’apposita certificazione rilasciata dal centro trasfusionale. Questo documento deve attestare che hai effettivamente donato il sangue (o che sei stato giudicato non idoneo), con l’indicazione del giorno e, se del caso, dell’orario.
Conclusioni: un diritto da esercitare con leale collaborazione. In sintesi, il permesso per la donazione di sangue è un diritto forte e tutelato, che garantisce un’intera giornata di riposo retribuito: è un diritto, non una concessione; la giornata è interamente pagata e coperta da contributi; non è un diritto assoluto: va esercitato nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, dando un congruo preavviso; il datore di lavoro può chiedere di posticiparlo solo per ragioni organizzative gravi e comprovate; al rientro, si deve sempre presentare il certificato del centro trasfusionale.
solidarietà non diventi mai motivo di conflitto
Conoscere i propri diritti è importante ma, ancora di più, è esercitarli nel modo corretto. I dirigenti di Azione Sindacale Udine garantiscono ai propri iscritti una tutela gratuita, qualificata e tempi di attesa che non superano, nella peggiore delle ipotesi, le 48 ore.
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