Sanità, aumenta il ticket e per chi è in difficoltà ogni rincaro conta
Dal 21 settembre 2026 sono in vigore le nuove tariffe e aumenta il ticket per oltre 600 prestazioni del Servizio sanitario nazionale. Per molti pazienti l'aumento è di circa un euro, per alcuni esami il rincaro è più alto. La revisione riguarda 448 prestazioni di specialistica

ambulatoriale, cioè visite, esami diagnostici e procedure in ambulatorio, e 222 codici dell'assistenza protesica, che comprendono ausili e dispositivi per le persone con disabilità. In un momento in cui per molte famiglie anche le spese quotidiane più contenute incidono sul bilancio, è quindi importante capire che cosa cambia realmente per chi deve sottoporsi a una visita o a un esame e, soprattutto, quanto potrà essere chiamato a pagare. Il testo, noto come "decreto tariffe", ha ottenuto l'intesa in Conferenza Stato-Regioni il 23 luglio 2026. Sostituisce il decreto del Ministero della Salute del 25 novembre 2024, che era stato annullato dal giudice amministrativo dopo i ricorsi delle strutture private accreditate. Con le sentenze n. 16400 e n. 16402 del 2025 della Sezione III-quater, depositate a settembre 2025, il Tar del Lazio ha giudicato illegittimo quel tariffario per un grave difetto di istruttoria. Secondo i giudici, le tariffe si basavano su dati di costo vecchi, poco trasparenti e insufficienti a coprire le spese reali di chi eroga le prestazioni. Per evitare il caos negli ospedali e negli ambulatori, il Tar ha fatto partire gli effetti dell'annullamento solo dopo 365 giorni dal deposito, dando al Ministero un anno di tempo per rifare i calcoli. Anche il tariffario della protesica è stato annullato, con la sentenza del Tar Lazio, Sez. III-quater, n. 22313 del 10 dicembre 2025. Da qui il nuovo decreto, con un aumento medio delle tariffe stimato intorno al 5,8% e un costo aggiuntivo per il sistema sanitario di circa 210,7 milioni di euro l'anno.
Tariffa e ticket non sono la stessa cosa: il tetto dei 36,15 euro. Prima di guardare le cifre bisogna chiarire un punto che spesso crea confusione. La tariffa non corrisponde a quanto il paziente paga allo sportello. La tariffa è l'importo massimo con cui il Servizio sanitario paga ospedali, ambulatori pubblici e strutture private accreditate per ogni prestazione. Il ticket è invece la quota eventualmente a carico del cittadino e segue regole nazionali e regionali diverse. In gran parte delle Regioni resta in vigore un tetto massimo di 36,15 euro per ricetta: chi non ha esenzioni paga la tariffa, ma senza superare quel limite. Se la tariffa scende sotto il tetto, il paziente paga l'intero importo. Se lo supera, la differenza resta a carico del sistema pubblico. Per questo non ci sarà un aumento uguale per tutti i ticket.
Quanto costano ora visite ed esami: aumenti e prestazioni invariate. Per la prima visita specialistica di base la tariffa sale da 25 a 26 euro. L'aumento riguarda neurologia, ginecologia, ortopedia, pneumologia, endocrinologia, gastroenterologia, chirurgia e fisiatria.
La prima visita oculistica passa da 25,80 a 26,80 euro, quella dermatologica o allergologica da 25,40 a 26,40 euro e quella otorinolaringoiatrica da 26,20 a 27,20 euro. I rincari più alti riguardano due prestazioni. La prima visita cardiologica con elettrocardiogramma sale da 33,60 a 38 euro, ma dove vale il tetto il paziente pagherà al massimo 36,15 euro, cioè 2,55 euro in più invece di 4,40. L'agoaspirato della mammella passa da 31,25 a 36,50 euro e il ticket si ferma a 36,15 euro, con un aumento effettivo di 4,90 euro. Per altre prestazioni molto diffuse la differenza è di pochi centesimi: la spirometria semplice passa da 24 a 24,90 euro, l'elettrocardiogramma da 11,60 a 12,05 euro e il prelievo venoso da 3,80 a 4,30 euro.
Quest'ultimo ritocco può pesare sulle ricette con più esami del sangue, perché il ticket si calcola sommando le singole voci. La buona notizia è che oltre otto prestazioni su dieci restano invariate. La visita di controllo resta a 17,90 euro, l'ecografia dell'addome inferiore a 37,80 euro, quella ginecologica a 30,95 euro, la radiografia del torace a 15,45 euro e la densitometria ossea a 31,50 euro. Non cambiano nemmeno esami di laboratorio come emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, TSH e VES.
Chi non pagherà il ticket e cosa controllare prima della visita. Il nuovo tariffario non tocca il sistema delle esenzioni. Chi ha diritto a non pagare continua a ricevere le prestazioni gratis, qualunque sia la nuova tariffa. Le esenzioni restano quelle previste dai Livelli essenziali di assistenza fissati dal DPCM del 12 gennaio 2017. Sono esenti per età e reddito, con i codici da E01 a E04, i bambini sotto i 6 anni e gli over 65 in un nucleo familiare con reddito entro i limiti di legge. Rientrano anche i disoccupati, i titolari di pensione sociale e i pensionati al minimo con i requisiti richiesti. Restano esenti le persone con malattie croniche o rare riconosciute, per le prestazioni collegate alla loro patologia, gli invalidi secondo le categorie previste, le donne in gravidanza per gli esami del percorso nascita e chi partecipa ai programmi di screening regionali.
Per evitare brutte sorprese conviene controllare con attenzione l'impegnativa. Sulla ricetta devono esserci il codice corretto della prestazione, la distinzione tra prima visita e controllo, il quesito diagnostico, la classe di priorità ed eventualmente il codice di esenzione. Un errore può cambiare l'importo, bloccare la prenotazione o costringere a chiedere una nuova ricetta. Attenzione anche a chi aveva già prenotato: di solito si applica la tariffa in vigore il giorno della prestazione, anche se la ricetta o la prenotazione sono precedenti al 21 settembre. I tempi di adeguamento dei sistemi regionali possono però variare. Il consiglio è verificare l'importo aggiornato sul portale regionale, sul Fascicolo sanitario elettronico o al CUP, soprattutto se il ticket era già stato pagato in anticipo e potrebbe servire un'integrazione.




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