Welfare aziendale. Rimborso delle bollette 2026 per i familiari: regole fiscali, diritti dei lavoratori e limiti di esenzione
- azionesindacalefvg
- 5 giorni fa
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Rimborso delle bollette 2026 per i familiari: Negli ultimi anni il welfare aziendale è diventato uno strumento centrale di integrazione del reddito da lavoro. In un contesto di aumento

strutturale dei costi energetici, il legislatore ha rafforzato la possibilità per i datori di lavoro di riconoscere ai dipendenti dei rimborsi per le spese domestiche, senza aggravio fiscale entro determinati limiti. Tra i benefici più rilevanti rientrano i fringe benefit per le utenze domestiche (luce, gas, acqua), che possono riguardare non solo il lavoratore, ma anche i suoi familiari. La disciplina applicabile si fonda su norme consolidate del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), aggiornate dagli interventi più recenti della Legge di Bilancio. Per il lavoratore è essenziale conoscere chi può beneficiare del rimborso, se è richiesta la convivenza, chi deve sostenere la spesa e quali sono le soglie di esenzione fiscale, per evitare errori che potrebbero trasformare il beneficio in reddito tassabile.
Chi sono i “familiari” ai fini del rimborso delle bollette. La normativa fiscale individua in modo preciso i soggetti per i quali il datore di lavoro può riconoscere rimborsi esenti. Il riferimento principale è l’articolo 12 del TUIR, che definisce i familiari fiscalmente rilevanti. Rientrano in questo perimetro il coniuge, se non legalmente ed effettivamente separato, i figli, compresi quelli nati fuori dal matrimonio, adottivi o affidati e gli altri familiari indicati dall’art. 12 TUIR, se fiscalmente a carico (Sono considerati familiari fiscalmente rilevanti solo se fiscalmente a carico del contribuente i genitori, i nonni, i fratelli e le sorelle, i suoceri, generi e nuore). Le modifiche normative intervenute nel 2025 hanno confermato questa impostazione, senza restringere l’ambito soggettivo. Il richiamo all’articolo 12 ha una funzione chiara: individuare chi può beneficiare indirettamente del fringe benefit, non disciplinare le modalità di vita familiare. Di conseguenza, se l’utenza domestica è intestata a uno di questi soggetti, il rimborso può rientrare nel regime di esenzione, entro i limiti previsti dalla legge.
Domanda: È necessaria la convivenza con il lavoratore? Uno dei dubbi più diffusi riguarda la convivenza tra lavoratore e familiare intestatario della bolletta. Dal punto di vista giuridico, la risposta è netta: la convivenza non è richiesta. Né l’articolo 51 del TUIR (che disciplina i fringe benefit), né l’articolo 12, né gli interventi normativi più recenti prevedono un obbligo di coabitazione. Questo orientamento è stato chiarito anche dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate, che ha escluso la rilevanza della residenza anagrafica ai fini dell’esenzione. Pertanto, sono ammissibili, ad esempio il rimborso della bolletta dell’abitazione di un figlio che studia in un’altra città, il rimborso delle utenze di un genitore anziano che vive in un Comune diverso e il rimborso delle spese domestiche di un familiare fiscalmente rilevante, anche se non convivente. Il dato decisivo non è “dove” vive il familiare, ma il legame giuridico-fiscale con il lavoratore.
Domanda: Chi deve pagare la bolletta per ottenere il rimborso? Un ulteriore aspetto rilevante riguarda il pagamento materiale della fattura. La normativa non richiede che la bolletta sia pagata direttamente dal lavoratore. Ai sensi dell’articolo 51, comma 3, TUIR, il beneficio consiste nella messa a disposizione di un bene o servizio al lavoratore o ai suoi familiari. Di conseguenza la bolletta può essere intestata al familiare, la spesa può essere sostenuta dal familiare stesso e il lavoratore può comunque presentare la documentazione al datore di lavoro. Ciò che conta è che la spesa sia effettiva, documentata e che riguardi un’utenza domestica riconducibile a un familiare fiscalmente rilevante. Questo principio consente una gestione più semplice del welfare aziendale e rispecchia la finalità della norma: sostenere il bilancio complessivo della famiglia, non il singolo atto di pagamento.
Le soglie di esenzione fiscale nel 2025. Il vantaggio fiscale dei rimborsi per le utenze è subordinato al rispetto di specifici limiti annuali di esenzione, che comprendono tutti i fringe benefit riconosciuti nello stesso anno. Per il 2025/2026, le soglie sono: 1.000 euro per la generalità dei lavoratori dipendenti; 2.000 euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico. Attenzione🡪 Nel calcolo del plafond rientrano anche altri benefici, come: rimborsi per canoni di locazione; interessi sul mutuo della prima casa; ulteriori fringe benefit riconosciuti dal datore di lavoro. Se il valore complessivo supera la soglia applicabile, l’intero importo diventa imponibile, con conseguente tassazione ordinaria. Per questo è fondamentale che il lavoratore monitori l’ammontare dei benefici ricevuti durante l’anno.
Il coordinamento tra articolo 51 e articolo 12 del TUIR. La disciplina dei rimborsi per le utenze si fonda su un equilibrio tra due norme cardine del sistema fiscale: l’articolo 51 TUIR, che individua i fringe benefit non imponibili; l’articolo 12 TUIR, che definisce i familiari fiscalmente rilevanti. Il legislatore ha scelto di mantenere un collegamento stabile tra queste disposizioni, garantendo criteri oggettivi per i datori di lavoro, certezza fiscale per i lavoratori, tracciabilità e controllo per l’Amministrazione finanziaria. Il rinvio all’articolo 12 ha natura soggettiva, non organizzativa: serve a stabilire chi è ammesso il rimborso, non a imporre vincoli su convivenza o modalità di pagamento.




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