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Premi di risultato 2026: detassazione all’1% e tetto a 5.000 euro. La leva fiscale come strumento strutturale di produttività

La legge di Bilancio 2026 introduce un intervento di forte impatto sul regime fiscale dei premi di risultato, ridefinendo in modo sistematico il rapporto tra retribuzione variabile,

contrattazione collettiva di secondo livello e crescita della produttività. La misura non si limita a ridurre il carico fiscale, ma rafforza un modello già delineato dal legislatore a partire dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, nel quale la fiscalità agevolata diventa strumento di politica economica, finalizzato a premiare incrementi misurabili di performance aziendale. La logica sottesa è chiara: lo Stato rinuncia a una quota di gettito per incentivare la diffusione di sistemi premianti collegati a obiettivi oggettivi, certificabili e negoziati, spostando una parte del salario dalla componente fissa a quella variabile legata al valore aggiunto prodotto.


Premi di risultato 2026 - Riduzione dell’imposta sostitutiva e ampliamento della base agevolabile. L’articolo 4 della bozza di manovra 2026 interviene sul regime di tassazione agevolata dei premi di risultato previsto dall’articolo 1, commi 182-189, della legge n. 208/2015, modificandone in modo significativo i parametri economici. L’aliquota dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali viene ridotta dal 5% all’1%, raggiungendo il livello più basso mai applicato dalla sua introduzione. Contestualmente, il tetto massimo dell’importo agevolabile viene innalzato da 3.000 a 5.000 euro lordi annui. Dal punto di vista fiscale, la convenienza rispetto alla retribuzione ordinaria è evidente: a parità di importo lordo, il premio di risultato beneficia di un prelievo estremamente ridotto rispetto alle aliquote IRPEF progressive, che per i redditi medi e medio-alti si collocano stabilmente su livelli molto superiori. Le prime elaborazioni, basate su un premio medio nazionale di circa 1.650 euro, stimano un incremento netto medio in busta paga pari a circa 65 euro per lavoratore beneficiario, a parità di importo lordo rispetto al regime 2025.


Requisiti soggettivi: lavoratori e imprese. Nonostante il potenziamento dell’agevolazione, restano invariati i requisiti soggettivi di accesso. Il beneficio spetta ai lavoratori dipendenti del settore privato che, nell’anno precedente a quello di percezione del premio, abbiano conseguito un reddito di lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro lordi. La soglia, già prevista dalla normativa vigente, mantiene una funzione selettiva: concentrare l’incentivo sulla fascia di lavoratori per i quali la detassazione produce un effetto significativo sul reddito disponibile. Per l’impresa, l’agevolazione non opera automaticamente. Condizione imprescindibile è che il premio sia previsto da un contratto collettivo aziendale o territoriale, stipulato con le rappresentanze sindacali comparativamente più rappresentative e depositato telematicamente presso il Ministero del Lavoro, secondo le modalità definite dalla normativa e dalla prassi amministrativa. In assenza di un accordo valido e depositato, le somme erogate a titolo di premio sono integralmente assoggettate a tassazione ordinaria.


Obiettivi misurabili e indicatori di produttività. Elemento centrale del sistema resta il collegamento diretto tra premio e incremento misurabile di performance.La normativa richiede che l’erogazione sia subordinata al raggiungimento di obiettivi incrementali rispetto a un periodo di riferimento, individuati ex ante nell’accordo collettivo. Gli ambiti ammessi, già consolidati nella prassi applicativa, sono: redditività, intesa come capacità di generare risultati economici; produttività, rapporto tra output e input; qualità, miglioramento dei prodotti o dei processi; efficienza, ottimizzazione dell’uso delle risorse; innovazione, organizzativa o tecnologica. Tra gli indicatori economico-finanziari più utilizzati figurano il MOL/EBITDA e l’EBIT, in quanto idonei a misurare la gestione operativa depurata da componenti straordinarie. Accanto a questi, si è progressivamente ampliato il ricorso a indicatori non finanziari, coerenti con i criteri ESG: riduzione degli scarti, miglioramento dei tempi di consegna, customer satisfaction, diminuzione degli infortuni e riduzione del tasso di assenteismo, spesso utilizzato anche come parametro di modulazione individuale del premio.


Innovazione organizzativa e welfare aziendale. La manovra 2026 conferma l’attenzione verso gli indicatori di innovazione organizzativa, riconoscendo valore premiale a scelte strutturali come l’adozione del lavoro agile e modelli di riorganizzazione dell’orario (tra cui la settimana corta), purché inseriti in un sistema di misurazione dell’efficienza complessiva. Particolarmente rilevante, per il lavoratore, resta la possibilità di conversione del premio di risultato in welfare aziendale. In tale ipotesi, ai sensi del TUIR e della normativa speciale, le somme destinate a beni e servizi di welfare (sanità integrativa, istruzione, trasporto pubblico, assistenza familiare) risultano totalmente esenti da imposizione fiscale e contributiva, superando anche il vantaggio dell’aliquota sostitutiva all’1%.


Il contesto macroeconomico: la produttività secondo il CNEL. L’intervento del legislatore si colloca in un quadro strutturalmente critico, evidenziato dal Rapporto CNEL sulla produttività 2025. A fronte di un record occupazionale (24,1 milioni di occupati), la produttività del lavoro in Italia mostra una stagnazione di lungo periodo: tra il 1995 e il 2024 l’incremento medio annuo è stato pari allo 0,2%, contro una media UE dell’1,2%. Il CNEL individua tre fattori strutturali: sbilanciamento settoriale dell’occupazione verso comparti a bassa produttività; insufficienza degli investimenti intangibili (software, R&S, capitale organizzativo); **divario di competenze, con livelli di competenze ICT e STEM significativamente inferiori alla media europea. La detassazione dei premi di risultato interviene quindi solo su una componente del problema, ma lo fa rafforzando la contrattazione di secondo livello come leva diretta di collegamento tra salario e valore prodotto.


Premi di risultato: confronto 2025–2026


Caratteristica

Regole 2025

Regole 2026

Imposta sostitutiva

5%

1%

Tetto massimo agevolabile

€ 3.000

€ 5.000

Soglia reddito lavoratore

€ 80.000

€ 80.000

Incremento netto medio

+ € 65 (su € 1.650)

Platea interessata

4,7 milioni

In ampliamento


Concludendo🡪 La manovra 2026 consolida un modello nel quale la fiscalità non si limita a redistribuire reddito, ma orienta i comportamenti di imprese e lavoratori.Il premio di risultato diventa sempre meno una componente accessoria e sempre più uno strumento strutturale di politica salariale, capace di collegare retribuzione, produttività e innovazione in modo giuridicamente presidiato e fiscalmente incentivato.


Conoscere i propri diritti è importante ma, ancora di più, è esercitarli nel modo corretto. I dirigenti di Azione Sindacale Udine garantiscono ai propri iscritti una tutela gratuita, qualificata e tempi di attesa che non superano, nella peggiore delle ipotesi, le 48 ore. 

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